Violenza sulle donne, uno spunto “biologico” da tenere presente.

Visto che è già stato detto praticamente tutto sulla violenza sulle donne, provo a buttare lì un’idea che sto rimuginando da un po’ di tempo. Si tratta in pratica di vedere la questione con un approccio biologico, o meglio etologico, per vedere di trovare qualche spunto di riflessione interessante. Può darsi che qualcuno (o meglio qualcuna) storcerà il naso nel corso della lettura, ma assicuro che lo scopo del post è quello di stroncare un certo tipo di ragionamento maschilista.

Infatti capita che, quando si parla di violenza sulle donne, qualcuno (soprattutto di sesso maschile) storca il naso, e controbatta che non ci sono prove che gli uomini siano innatamente o culturalmente più inclini alla violenza delle donne, e che quindi non ci sia nulla di speciale nel fatto che un certo numero di donne sia vittima di violenze da parte degli uomini: dopotutto è un fatto che gli individui violenti esistono, e dato che tali individui sono violenti in generale e non contro un sesso specifico, tra le vittime ci saranno sia uomini che donne. Morale: le donne dovrebbero smetterla di lamentarsi e accettare il fatto che si trovano nella stessa situazione degli uomini.

Ma andiamo per ordine. Nella specie umana è presente un certo grado di quello che si chiama dimorfismo sessuale, ovvero succede che le caratteristiche fisiche dell’uomo non sono le stesse di quelle della donna. E fin qui non credo di dire nulla di nuovo, penso che tutti quelli che hanno più di 4 anni ne siano più o meno al corrente. In realtà questo dimorfismo non è estremo (ci sono specie animali dove maschi e femmine sembrano appartenere a specie diverse), ma comunque c’è. Concentriamoci su un paio di dati molto semplici: il peso e la statura. Perché ho scelto questi due dati? Per due motivi: primo sono facili da censire e reperire su internet, secondo sono dei buoni indicatori, nel caso di lotta fra due persone, di chi dei due avrà la meglio sull’altro.

Casomai vi venissero in mente delle obiezioni, già da ora è bene chiarire sì, è vero, questi fattori non sono vincolanti e l’esito di uno scontro in realtà è molto più imprevedibile, ma al tempo stesso è anche vero che quando si analizza una popolazione nel complesso quello che conta di tutta la casistica è l’esito più probabile, e che quindi è lecito affrontare il problema dal punto di vista statistico. Questo aspetto sarà più chiaro nel proseguo del ragionamento, o almeno lo spero.

Allora, un recente censimento (vedi nota a fondo pagina) dice che la statura media maschile è di 168 centimetri, quella femminile di 157 centimetri; il peso medio maschile è di 75 kg, quello femminile è 65 kg. Quindi, grazie alla proprietà della statistica, si può dire che, semplicemente prendendo a caso un uomo ed una donna fra la popolazione, l’uomo di media sarà più alto della donna di 11 cm e sarà anche più pesante di 10 kg. Ovviamente i singoli casi possono essere più disparati, e può benissimo darsi che un uomo mingherlino si troverà a che fare nell’arco della sua vita con un donnone che lo sovrasta fisicamente. Ciò nonostante, è chiaro che per ogni individuo della popolazione eterosessuale umana (cioè per tutte le persone che cercano di instaurare un rapporto di coppia con una persona di sesso opposto) valgono le seguenti due proposizioni:

  1. Fra tutte le coppie che si formano comunemente, è molto più probabile che sia l’uomo ad essere più pesante ed alto della donna rispetto al viceversa.
  2. Nella maggior parte dei casi la differenza sarà nell’intorno della differenza delle medie appena citate.

Ora, bisogna notare che la differenza ricavata appena sopra (una decina di centimetri ed una decina di kg) non è per nulla trascurabile in caso di ricorso alla violenza di uno dei due partner. Quindi possiamo scrivere una prima conclusione intermedia (no, mi spiace, il ragionamento completo non è ancora finito, portate pazienza):

  • Se in una coppia uno dei due partner fa ricorso alla violenza, nella maggior parte dei casi sarà l’uomo ad avere la meglio.

Lo scopo di questo mio “spiegone” sull’altezza ed il peso è quello di stroncare alla radice la linea di pensiero che ho esposto nel secondo paragrafo, svelandone l’ipocrisia e l’ignoranza di fondo. Perché, ammesso e non concesso che gli istinti e la cultura non aumentino la propensione degli uomini ad essere violenti sulla donna (cosa che dubito comunque), non si può trascurare l’incentivo rappresentato dal semplice dimorfismo fisico.

Notare che qui “incentivo” è la parola chiave. Quando si ha a che fare con i casi singoli, si può dire poco sul comportamento perché ognuno di noi tende a deliberare sulle proprie azioni in base a principi morali, principi deontologici, promesse e chi più ne ha più ne metta. Ma quando si passa ad analizzare le popolazioni, si scopre che tutti questi fattori, essendo estremamente variabili, tendono a scomparire, ed il comportamento prevalente è quello che ci si aspetta prendendo in considerazione solo quegli stimoli più diffusi nella popolazione. È chiaro che il corpo che uno si ritrova è solo uno dei tanti aspetti che possono influenzare il comportamento di una persona, però:

  1. è comunque una caratteristica che ha influenza sul comportamento (se peso 50 kg mi guardo bene dal cercare rogne, mentre se sono un metro e novanta per cento chili posso prendere in considerazione l’idea di usare la minaccia fisica per “regolare i conti” con le persone);
  2. come dimostrato nella prima parte dell’articolo, tale caratteristica è fortemente correlata al sesso della persona.

Quindi (finalmente siamo giunti alla conclusione, se il lettore non ha già abbandonato la lettura sopraffatto dalla pesantezza della mia esposizione) non è vero che le donne si trovano nella stessa situazione degli uomini: la realtà è che già considerando dei fattori molto banali come la statura, il rischio che una donna subisca una violenza (o anche un abuso psicologico, se è imposto con la minaccia di una violenza) è molto più alto del rischio relativo all’uomo. E questo, oltre ad essere vero in generale (le violenze capitano anche per strada), è specialmente vero in situazioni come la relazione eterosessuale, dove per definizione si ha un confronto fra una donna ed un uomo.

Quindi cari criticoni, poche storie: la violenza sulle donne è un caso particolare, e richiede un’attenzione particolare. Ogni iniziativa intesa a porre l’attenzione della società sulla questione è sacrosanta.

Nota: le cifre sono prese dallo studio NAHNES del 2006, facilmente consultabile sul portale Wolfram Alpha con query del tipo “mean male human weight” e così via.

I candidati alla primarie PD rispondono su scienza e ricerca, i miei voti

Ieri sono state finalmente pubblicate le risposte dei cinque candidati alle primarie del Partito democratico, e sono consultabili integralmente sul sito de Le Scienze. L’iniziativa, partita proprio da Le Scienze e organizzata attraverso social network, è stata una ottima occasione per parlare di altri argomenti che non fossero l’attualità economica. È chiaro che in un tempo di crisi il tema più importante su cui i candidati devono misurarsi sono le politiche economiche e sociali, ma un capo di governo nel suo mandato sarà chiamato a intervenire anche su altri temi, temi che possono avere ripercussioni importanti nel futuro (educazione e ricerca, per esempio) o anche temi su cui l’Italia sconta una forte ignoranza diffusa che tarpa le ali e limita il benessere dei cittadini (penso al testamento biologico, agli OGM, ai ciarlatani delle medicine alternative).

Ad ogni modo, ieri sera mi sono messo a leggere le risposte dei candidati, e mi sono permesso di dare i voti ad ogni singola risposta, nella speranza che questo mi aiutasse a capire chi è il candidato più illuminato; o, per converso, chi è il più oscurantista. Pubblico subito la classifica finale coi singoli voti più la somma totale (nota: i punti vanno da 0 a 4, con il 2 che rappresenta la sufficienza). Un’unica avvertenza: i voti sono estremamente soggettivi e rispecchiano quanto il candidato è affine alle mie posizioni, ad esempio un antiabortista quasi sicuramente nella quarta colonna darebbe dei voti speculari rispetto ai miei.

Ricerca Territorio Cambiamento Climatico Fecondazione assistita, testamento biologico OGM Medicine alternative Totale
Bersani 3 2 2 2 3 4 16
Renzi 4 2 2 3 0 2 13
Tabacci 3 2 2 0 1 4 12
Vendola 2 1 2 3 0 4 12
Puppato 2 2 2 4 0 0 10

Che dire? Be’ se lo scopo di questo test era quello di aiutarmi a scegliere un candidato da votare (cosa che speravo), ha fallito appieno. Anche se Bersani nel complesso è il vincitore, in molti campi si rivela un candidato abbastanza timido. E gli altri candidati, chi più o chi meno, riescono ogni tanto a azzeccare appieno una risposta. La Puppato per esempio, sebbene nel complesso sia deludente, in quanto alla fecondazione assistita e al testamento biologico è l’unica a dire un sì convinto ad entrambi i problemi, mentre gli altri cercano comunque di sfumare la propria posizione per non perdere il voto cattolico.

Se per le prime tre domande tutti se la cavano bene, scrivendo cose assennate, nelle ultime tre domande si può leggere tutto ed il contrario di tutto, e non emerge letteralmente nessuno che sia scevro da una qualche ideologia retrograda o oscurantista.

Bersani qui nel complesso si rivela “il meno peggio”, ma tra tutti è anche il più sfumato e meno battagliero, proprio su temi dove bisogna essere convinti, come il testamento biologico. Fa piacere leggere che comunque per quanto riguarda le medicine alternativa, perlomeno non ammette deviazioni dal principio della evidence based medicine.

Renzi, anche se sulla quarta domanda è un po’ più convinto di Bersani, si dimostra anche lui un ignorante totale sugli OGM, al pari di Vendola e Puppato.

La Puppato inoltre è l’unica che proprio non ha intenzione di applicare un approccio critico alla valutazione delle medicine alternative. Peccato, perché gli altri in questo caso se la sono cavata egregiamente.

Per tirare le fila, non so proprio cosa pensare. Sono un elettore che si è sempre sentito inquadrato in un partito di sinistra moderata, socialista, ma che al tempo stesso è profondamente deluso dalla sinistra italiana, e in particolare proprio dal PD, che è corresponsabile (insieme ad altri partiti di governo) dello sfacelo italiano degli ultimi venti anni. Per questo motivo ritengo Bersani ineleggibile, e vederlo qui primeggiare in classifica, senza poi dire nulla di veramente straordinario, non fa altro che aumentare la mia insoddisfazione.

Renzi per alcuni versi sembra voler cambiare radicalmente le cose, apprezzo alcune sue posizioni, ma, come questa tabella sembra indicare, anche lui non sembra essere molto più illuminato dei suoi predecessori “da rottamare”. Perlomeno è l’unico del gruppo che ha capito l’importanza della valutazione della didattica per far uscire la scuola italiana dalla palude attuale. Se sugli altri temi fosse altrettanto razionale, sarebbe il mio candidato ideale.

L’unica soddisfazione è alla terza domanda: nessuno si è anche lontanamente sognato di negare il riscaldamento globale, e questo sembra essere l’unico tema che veramente compatta la sinistra italiana, visto che a destra non mancano i negazionisti. Ma è una magra consolazione: tutti bene o male sembrano bloccati da una qualche ideologia malsana, vuoi per convinzione personale o per calcolo opportunistico. E la cosa non mi rallegra per niente.

Perché il KDS non conviene

L’argomento di questo post è un dispositivo che ha fatto scalpore qualche settimana fa. Uno dei primi a parlarne è stato il Fatto Quotidiano con questo articolo; ciò nonostante  questa “centralina” che permetterebbe di ridurre il consumo di carburante è rimasta circondata da un alone di mistero. Di recente è stato pubblicato un video di una prova su strada che finalmente permette di farsi un’idea un po’ più chiara di ciò che il KDS è capace di fare. Purtroppo, il video conferma anche i dubbi degli scettici come me. La risposta veloce è infatti che il gioco non vale la candela.

Dal video infatti, se si mettono da parte per un momento le dichiarazioni entusiastiche dell’inventore e le varie spiegazioni metaforiche, si possono capire diverse cose.

L’invenzione modifica lo stile di guida del guidatore. La modifica maggiore consiste nel distacco automatico della frizione quando si rilascia l’acceleratore, creando così un doppio effetto: si ottiene una macchina dotata di ruota libera (come le comuni biciclette, dove puoi continuare ad avanzare senza dover usare i pedali), ed inoltre si spinge il guidatore a guidare “ad impulsi”, cioè accelerando per un tratto iniziale e lasciando scorrere la macchina  senza freno motore, fino a che gli attriti (che ci sono sempre) non hanno ridotto sensibilmente la velocità, al che il ciclo può ricominciare con un’altra spinta.

Chi è pratico di ecodriving sa già quindi di cosa si tratta: in internet è pieno di siti che spiegano questa tecnica. Si chiama Pulse & Glide (P&G) e si può applicare su qualsiasi veicolo senza installare nulla: basta accelerare con decisione tenendo il motore nell’intorno della coppia massima (anche premendo il pedale a fondo), per poi premere la frizione e lasciare che la macchina prosegua per inerzia (ed ovviamente togliendo il piede dall’acceleratore). È vero che nel mentre il motore rimane acceso con la frizione inserita si consuma un po’ di carburante per nulla, ma questo spreco è più che bilanciato dal fatto che nella fase di accelerazione il motore viene usato in un regime estremamente efficiente, più efficiente di un’andatura a velocità costante con marcia inserita. L’invenzione di Grieco altro non è che un automatismo che obbliga il conducente a modificare il proprio stile di guida in modo da applicare il P&G senza sapere di cosa si tratta. Quindi, limitatamente al problema del “funziona o no”, si può dire che l’invenzione funziona.

Ma questo non conclude la questione. Infatti, a me sembra di aver capito che il dispositivo di Grieco costa qualcosa sull’ordine del migliaio d’euro. La vera domanda è quindi se la funzione svolta dal dispositivo vale quella cifra. Secondo me, e lo dico avendo provato il P&G, decisamente no: chi vuole modificare il proprio stile di guida può farlo benissimo gratis.

Ma non solo, ci sono anche altre considerazioni da fare che abbassano ancora la presunta convenienza del KDS (nonché del P&G in generale, che nonostante la comprovata efficienza è sempre rimasto un fenomeno di nicchia praticato regolarmente da pochi fissati dell’ecodriving). Infatti aumentano gli stress sulla frizione (che ha una durata di vita limitata, non dimentichiamocelo) nonché sul motore: infatti la zona di coppia massima corrisponde anche, inevitabilmente, alla zona di massimo sforzo meccanico. Ed ancora: quanto è compatibile con il traffico questa guida? Pochissimo, questo lo posso garantire per esperienza diretta. Il P&G si applica bene quando ci sono poche macchine. E quanto è compatibile con la sicurezza di guida e con il semplice comfort di marcia? Anche qui, bastano poche prove per capire che il P&G ha dei limiti.

Fin qui ho parlato dell’invenzione, disinteressandomi dell’inventore. Ma qualcosa bisogna dire su Grieco e le sue “spiegazioni”.

Uso le virgolette perché Grieco in questo ed altri video evita di spiegare esattamente come funziona il sistema. Quello che fa è nel video è di rifarsi a concetti altisonanti e a principi fisici che in realtà non è molto capace di padroneggiare. Sarebbe interessante fare un’analisi “frase per frase” di tutte le affermazioni di Grieco, ma va oltre alla mia disponibilità di tempo.

La pseudospiegazione per eccellenza qui è la curva cicloide. È vero che la curva cicloide ha proprietà interessanti (in particolare quella illustrata da Grieco è la brachistocronia, per i curiosi si può trovare una spiegazione rigorosa di questo parolone su Wikipedia), ma sono proprietà che discendono dal fatto che il moto è causato esclusivamente dalla gravità e dalla geometria del tragitto. Il risparmio del P&G NON dipende da questi fattori, anzi ne è totalmente indipendente (su una strada piatta come un biliardo si risparmia che è un piacere, cioè proprio quando la gravità non influisce sul moto). Il P&G funziona perché i motori automobilistici hanno un consumo specifico (nel senso di carburante per unità di potenza, litri su watt insomma) che è minimo in una zona precisa di funzionamento. Sfido chiunque a dimostrare la connessione fra i due fenomeni.

Grieco inoltre continua a passare da affermazioni corrette a falsità più o meno palesi senza soluzione di continuità. Ad un certo punto (al minuto 10) afferma che la macchina “va più veloce”, ma è una affermazione senza senso visto che l’accelerazione è comandata dall’acceleratore esattamente come prima. Subito dopo aggiunge che  “le prestazioni migliorano” (e questo è vero) e che “la macchina è più fluida” (cosa falsa sotto ogni punto di vista, sia perché visto che la trasmissione rimane inalterata allora anche gli attriti rimangono identici a prima, sia perché adesso l’andatura non è più regolare ma ad impulsi).

Ma perché Grieco si affida a queste pseudospiegazioni? Difficile a dirsi, ed i processi alle intenzioni sono sempre operazioni antipatiche. Riesco a pensare a due motivi, nessuno dei due lusinghiero nei confronti dell’inventore. Potrebbe dipendere dal fatto che non avendo studiato fisica, Grieco non abbia molto chiaro il principio di funzionamento. È un tecnico, un artigiano molto bravo che “pensa con le mani”, e non c’è dubbio che, come ho già detto, la sua invenzione funziona. Non voglio con questo discorso svalutare i tecnici e gli artigiani, come se fossero dei vili maccanici. Ma dato che Grieco è il primo a invocare i principi fisici in suo aiuto, allora è del tutto lecito far notare che si è avventurato in un campo che evidentemente non padroneggia bene. La seconda ipotesi è che ci sia della malizia da parte di Grieco, perché una spiegazione rigorosa svela anche il fatto che l’invenzione non vale il suo prezzo. La pseudospiegazione è funzionale alla vendita del prodotto insomma: con il suo richiamo a geni del passato come Galileo e a altisonanti principi fisici fa sembrare rivoluzionaria una invenzione che in realtà non lo è per niente.

Per una sana epistemologia

Poniamo che su quel muro sia dipinto uno splendido trompe l’oeil che intende ingannarmi, come porta vera (e aperta), come rappresentazione con finalità estetiche di una porta aperta, come simbolo di ogni Varco a un Altrove, e così via, forse all’infinito. Ma se l’interpreto come vera porta aperta e cerco di attraversarla, batto il naso contro il muro. Il mio naso ferito mi dice che il fatto che cercavo di interpretare si è ribellato alla mia interpretazione.

Umberto Eco

Sproloquio di un uomo per la festa della donna

Ogni tanto mi ricordo di un episodio che mi è capitato qualche anno fa, una semplice frase pronunciata da un ospite di un trasmissione televisiva. Una sola frase, ma di quelle che ti rimangono scolpite nella memoria. Quella volta dovevo uscire di casa a notte fonda, per andare all’aeroporto a riprendere mio fratello con la macchina, e nell’attesa mi misi a guardare la tv, nella speranza di beccare un programma abbastanza interessante da tenermi sveglio. Alla fine mi ritrovai a seguire una di quelle trasmissioni dedicate alle “questioni di cuore” (non ricordo il titolo). Quella sera in particolare  il tema della puntata era l’omosessualità, e la presentatrice affrontava il tema intervistando (in modo molto informale, praticamente una chiaccherata) i membri di una associazione omosessuale, cercando di far venire fuori opinioni, storie, spunti di riflessione. Ad un certo punto la presentatrice chiede perché sono tutti maschi, visto che in teoria l’associazione è composta sia da donne che uomini. La risposta fu (almeno per me) agghiacciante: le donne semplicemente non se l’erano sentita di apparire in tv, perché per loro apparire in pubblico aveva delle conseguenze molto peggiori rispetto a loro omosessuali maschi; mentre un gay poteva tutto sommato farsi riconoscere come tale in pubblico e continuare a fare la propria vita, per una lesbica il rischio di subire ritorsioni e insulti era enormemente più concreto. La frase di uno degli ospiti che fu: “Loro sono discriminate due volte. Una volta in quanto donne, ed una seconda in quanto lesbiche.”

Possibile? E perché no? L’Italia sarà anche il paese dove l’uguaglianza dei sessi è sancita dalla costituzione. Sarà anche il paese dove le università e le aziende sono piene di studentesse e lavoratrici.  Sarà anche il paese che ha abolito le attenuanti in caso di “omicidio d’onore”, e che più recentemente ha riconosciuto lo stupro come delitto contro la persona e non contro la morale. Per fare un paragone, non c’è dubbio che siamo in una situazione molto migliore rispetto all’Arabia Saudita: le donne qui sono libere di circolare non accompagnate, e la loro testimonianza in tribunale vale quanto quella di un uomo.

Però l’Italia è tutt’ora un paese dove chi dice “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” è convinto di fare un complimento. Dove chi fa pubblicità per i surgelati presuppone che l’aspirazione delle donne è riuscire a farsi “portare fuori” la sera dai propri mariti. Dove l’ex primo ministro non si fa problemi a rivelare con le proprie battute una certa difficoltà ad instaurare con le donne un rapporto alla pari (“Noi siamo tombeur de femmes“, “Io ebbi anche a fare la corte alla presidente della Finlandia”, “Nella giovane coppia [la donna] dovrebbe cercarsi un figlio di Berlusconi o di un altro che non avesse di questi problemi, questo lei col sorriso che ha dovrebbe anche permetterselo”). L’Italia è il paese dove anche la trasmissione tv più progressista che conosco (Che tempo che fa) ha la classica valletta, una donna di bella presenza il cui unico compito è quello di sorridere alla telecamera e leggere un breve testo preparato in anticipo. L’Italia è anche il paese dove una donna non può disporre liberamente del proprio corpo: dove ci sono limitazioni per la fecondazione assistita; ogni interruzione di gravidanza è ostacolata dagli obiettori di coscienza. E questi sono solo gli esempi di cui ho avuto una percezione diretta, sicuramente c’è molto altro.

La rivoluzione femminista ancora non è completata. Oltre alla grande sfida di portare la parità dei sessi nei paesi musulmani (e non solo), la battaglia continua anche qui dove gli ostacoli legali sono stati rimossi, ma ancora troppo spesso ci si scontra con una mentalità retrograda. Alcune chiese cristiane negli stati uniti ancora oggi predicano la sottomissione della donna al marito. Qui in Europa e negli stati latini la maggiore religione, cioè la Chiesa Cattolica, rivendica come diritto esclusivamente maschile quello di governare la comunità. In generale, ancora troppo spesso noi uomini non riusciamo a prendere sul serio il punto di vista delle donne. Eppure non è difficile. A volte, basta semplicemente saper ascoltare.

E dato che io non sono una donna, per oggi ho parlato anche troppo. Forza ragazze, è ancora il vostro turno di parlare, non permettete che gli uomini ve lo rubino.

Viva le donne, viva il femminismo, onore all’avvocata Tina Lagostena Bassi.

Pubblicato in Politica. Etichette: , , . 3 Commenti »

Addio, Christoper Hitchens

Oggi all’alba (la sera di giovedi in America) è stata data la notizia della morte di Christopher Hitchens.

Non è un fulmine a ciel sereno: Hitchens da anni era in cura per un tumore all’esofago, sul cui decorso nessuno non c’erano molti dubbi. Ciò nonostante, Hitchens è rimasto lucido e combattivo come sempre. Anzi, la malattia ha dato ancora pià forza alle sue parole.  Hitchens negli ultimi anni era diventato la testimonianza vivente di come si può vivere gli ultimi anni della propria vita felicemente e lucidamente, e se è vero che probabilmente avrebbe fatto volentieri a meno di questo ruolo, ciò nondimeno lo ha accettato fino in fondo: ha sempre parlato apertamente del suo stato di salute, ed ha sempre risposto direttamente, alle curiosità degli intervistatori che chiedevano se fosse fosse cambiato qualcosa, se si fosse ammorbidito, se era grato ai credenti che pregavano per la sua salute.
Questo è ciò che colpisce di più di lui oggi, ma sarebbe riduttivo considerare solamente gli anni da malato di Hitchens. Per tutta la sua vita è stato un giornalista ed un ateo militante. Estremamente prolifico, ha sempre saputo non solo argomentare a fondo le sue opinioni, ma anche esporle in ottima prosa. Quando si legge un saggio di Hitchens o si ascolta uno dei suoi tanti dibattiti, si è indecisi se lodare di più la profondità di ragionamento o l’abilità retorica.

Per onorarlo, ho deciso di pubblicare (tradotto) una delle sue lettere più belle. È stata scritta otto mesi fa, quando Hitchens dovette rinunciare a partecipare al convegno degli Atei Americani a causa di un attacco di afonia. Nonostante quello che si potrebbe pensare, non fu uno dei suoi ultimi scritti: nonostante la chemioteriapia ne limitasse la capacità di muoversi e di esprimersi, in questi mesi Hitchens ha continuato a scrivere, e solo due mesi ha fatto il suo ultimo discorso in pubblico. Nonostante le guance scavate e qualche occasionale colpo di tosse, Hitchens è stato memorabile anche in quell’occasione, non solo pronunciando un discorso che non ha deluso le aspettative, ma dopo la cerimonia si è reso protagonista di un commovente incontro con una bambina di 8 anni che poco prima aveva preso la parola per chiedergli, con quella ingenua ma onesta ed innocenza di cui solo i bambini sono capaci, “quali libri dovrei leggere?”. Oggi, non posso evitare di pensare che nessuno scrittore avrebbe saputo trovare una migliore uscita di scena per un personaggio come Hitchens.

Ma sto divagando. Come ho detto, questa lettera non fu uno dei suoi ultimi scritti, ma ciò nonostante è praticamente impossibile non interpretarla come il suo testamento spirituale. Mi scuso se la traduzione non è all’altezza dell’autore, io non sono un professionista, mentre Hitchens era un maestro della penna. Spero solo che nonostante i miei errori, il pensiero di Hitchens passi sostanzialmente inalterato. (Originale qui)

Cari compagni non credenti,

Niente avrebbe potuto trattenermi dall’unirmi a voi eccetto la perdita della mia voce (per lo meno la mia voce parlante), che è momentaneamente occupata con un lungo dibattito che sto attualmente tenendo con lo spettro della morte. Nessuno vince mai il dibattito, però ci sono dei validi argomenti da fare mentre la discussione va avanti. Ho scoperto, via via che il nemico mi diventa più familiare, che tutte le suppliche per la salvezza, la redenzione ed il soprannaturale mi appaiono ancora più vuote ed artificiose di prima. Spero di continuare a sostenere e trasmettere queste lezioni ancora per diversi anni, ma intanto trovo che la mia fiducia sia meglio riposta in due cose: le abilità ed i principi della scienza medica avanzata, ed il cameratismo di innumerevoli amici e della famiglia, ognuno di loro immune alle false consolazioni della religione. Sono queste forze assieme ad altre che affretteranno il giorno in cui l’umanità si emanciperà dalle manette forgiate dalla mente della servilità e della superstizione. È la nostra innata solidarietà, e non un qualche despota del cielo, la fonte della nostra moralità e del nostro senso di civiltà.

Tale essenziale senso di civiltà è oltraggiato ogni giorno. Il nostro nemico teocratico è davanti a noi. Proteiforme, si estende dalla manifesta minaccia dei mullah dotati di armi nucleari alle insidiose campagne per far insegnare ridicole pseudoscienze nelle scuole americane. Ma in anni recenti, ci sono stati segni incoraggianti di una genuina e spontanea resistenza a queste meschine assurdità: una resistenza che ripudia il diritto dei bulli e dei tiranni di pronunciare l’assurda affermazione di avere dio dalla propria parte. Avere avuto una piccola parte in questa resistenza è stato il più grande onore di tutta la mia vita: lo schema e l’origine di ogni dittatura è la resa della ragione all’assolutismo, e l’abbandono dell’indagine critica ed obiettiva. Il nome comune di questa illusione letale è religione, e dobbiamo imparare nuovi modi per combatterla nella sfera pubblica, proprio come abbiamo imparato a liberare noi stessi nel privato.

Le nostre armi sono la mente ironica contro quella letterale: la mente aperta contro quella credula; la ricerca coraggiosa della verità contro le forze terribili ed abiette che metteno limiti all’indagine (e che affermano stupidamente che abbiamo già tutta la verita di cui abbiamo bisogno). Forse soprattutto, noi affermiamo la vita al di sopra dei culti di morte e dei sacrifici umani e siamo spaventati non da una morte inevitabile, ma piuttosto da una vita umana che viene storpiata e distorta dal bisogno patetico di offrire adulazioni sciocche, o dalla squallida credenza che le leggi della natura rispondano alle lamentazioni ed agli incantesimi.

Come eredi di una rivoluzione laica, gli atei americani hanno una speciale responsabilità nel difendere e sostenere la Costituzione che sorveglia il confine fra Chiesa e Stato. Anche questo è un onore ed un privilegio. Credetemi quando dico che sono con voi, anche se non fisicamente (e solo metaforicamente in spirito…) Siate decisi nella costruzione del muro di separazione di Thomas Jefferson. E non abbiate fede.

Con sincerità
Christopher Hitchens

Addio, Hitch.

Letture per il fine settimana, 5 novembre

Continuano gli articoli interessanti su noiseFromAmerika. Questa settimana ci si è occupati delle bufale annesse alla grande battaglia sull’occupazione: cosa succederebbe se si rendesse più flessibile il mercato del lavoro?

Ripesco inoltre un  vecchio post di nFA perché è ancora attuale: l’ingenuità di chi si improvvisa economista produce gli stessi mostri ancora oggi come quattro anni fa. E sarebbe veramente l’ora di informarsi un po’, visto i tempi che corrono.

Spiace notare che una testata prestigiosa come la Repubblica insiste a divulgare bufale su un tema importante come quello dell’alimentazione. Per fortuna qualcuno su internet si è rimboccato le maniche e cerca di contrastare questa ondata di cattiva informazione.

Per chiudere, un video in tema con l’ultimo paragrafo. Antonio Pascale, agricoltore di terza generazione, spiega (ripercorrendo la storia della sua famiglia) come l’Italia stia perdendo sempre più la capacità di produrre cibo. Buona visione.

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 177 follower