Solo per Tolkienmaniaci: modo italiano per le tengwar 100% fonetico

Chiunque ha letto Il signore degli anelli probabilmente si ricorda dello speciale alfabeto che gli elfi usano per scrivere il proprio linguaggio: si tratta solo di un dettaglio all’interno della storia di Tolkien, ma questo dettaglio ha avuto un notevole successo anche al di fuori della storia della Terra di Mezzo: la scrittura inventata da Tolkien è infatti estremamente affascinante, e lo stesso Tolkien, nelle appendici del romanzo, in pratica incoraggia i lettori a giocare con la sua invenzione e ad applicarla alle lingue moderne.

Di conseguenza è nata una comunità di appassionati che si è divertita a creare modi per la trascrizione di ogni lingua comune (a partire dall’Inglese), ed al giorno d’oggi è facile trovare modi per tutte le lingue europee come il tedesco, il francese e, grazie ad un appassionato che risponde al nome di Marco Barisione, anche per l’italiano. [EDIT: sono venuto a conoscenza che un altro modo è stato scritto da Marco Trucillo e pubblicato qui. I due modi sono molto simili]

Una cosa da tenere in mente è che non esiste un modo “giusto” per fare una trascrizione. Infatti Tolkien quando descrive il suo alfabeto si rifiuta di fornire associazioni precise: appunto per mantenere il sistema flessibile Tolkien dà alcune linee guida, associandole alle varie lingue parlate nei suoi romanzi, ma non fornisce nessun sistema d’uso ufficiale, nemmeno per l’inglese.

Il modo Barisione, essendo l’unico modo mai pubblicato su internet, è in pratica il modo standard per scrivere in italiano con le tengwar. Ma ciò nonostante ho voluto divertirmi a creare un altro modo: quello di Barisione è infatti un modo che ha diversi pregi (usa regole standard, è facile da imparare e immediato da usare) ma, almeno secondo me, ha anche qualche difetto. In particolare, non sfrutta al meglio le possibilità di scrittura fonetica che le tengwar offrono. Questo punto può risultare un po’ oscuro a chi non si è mai fermato a riflettere sull’associazione fra lettere e suoni in una lingua, ma penso che un po’ tutti a scuola ci siamo resi conto che l’italiano, sebbene sia abbastanza semplice da scrivere, non è sempre una lingua che “si scrive come si legge”: ad esempio la lettera “C” può essere pronunciata “dura” come in “casa” o “morbida” come in “aceto”, oppure le vocali sono 5 nella lingua scritta ma 7 nella lingua parlata (la “E” e la “O” possono essere sia aperte che chiuse). Insomma il modo in cui noi scriviamo non è 100% fonetico, ma è fortemente dettato da regole ortografiche che nel migliore dei casi sono dettate dalla facilità d’uso, e nel peggiore sono semplicemente arbitrarie.

Questo “problema” è ancora più forte nella lingua inglese (i bambini inglesi sono terrorizzati quando devono imparare a compitare le parole); e evidentemente Tolkien volle “approfittare dell’occasione” offerta dal suo nuovo alfabeto per fare una piccola rivoluzione ortografica: nell’Appendice E de Il signore degli anelli l’autore spende molte parole a spiegare come ogni lettera corrisponde ad uno ed un solo suono.

Diversi anni fa, quando lessi per la prima volta Il signore degli anelli, ed ero quindi nel pieno della fascinazione per quell’epico pezzo di letteratura, mi venne l’idea di vedere se era possibile creare un altro modo per l’italiano applicando rigorosamente le regole fonetiche tracciate da Tolkien: ovvero dimenticare ogni regola ortografica che ci hanno insegnato alla scuola elementare e assegnare ad ogni suono della lingua italiana una simbolo solo, in modo da avere veramente una lingua che “si scrive come si legge”. Usando l’alfabeto occidentale per questo scopo ci si scontra con troppi ostacoli, forse non è del tutto impossibile, ma è comunque estremamente faticoso trovare un modo di rappresentare tutti i fonemi dell’italiano. Quello che ho scoperto col mio “gioco” è che invece le tengwar di Tolkien non solo permettono di raggiungere lo scopo, ma anche di farlo in modo estremamente elegante.

Il modo che ho creato è descritto qui sotto (ovviamente tralascio le regole base di scrittura con le tengwar, che possono essere lette nell’appendice E de Il signore degli anelli, o anche su diversi siti internet. Alcune scelte possono sembrare poco intuitive a prima vista, ma chi conosce un po’ di fonetica italiana e di scrittura tengwar si accorgerà che in fondo non ho fatto altro che seguire le indicazioni di Tolkien con poche eccezioni.

Consonanti

Le associazioni sono illustrate in questa tabella, costruita modificando la tabella usata da Tolkien nell’appendice in modo da avvicinarsi alla tavola dell’alfabeto fonetico internazionale. Per ogni tengwa è scritto il suono, rappresentato con il corrispondente simbolo dell’alfabeto fonetico, accompagnato da una parola di esempio. I suoni usati dalla lingua italiana sono quelli con lo sfondo giallo, per completezza oltre a questi ho voluto riempire la tabella anche con altri fonemi, usati in altre lingue, e per cui è abbastanza immediato associare una tengwa. Non tutti questi suoni sono importanti, e la maggior parte possono essere tranquillamente ignorati; alcuni però possono essere utili per poter trascrivere tutte quelle parole straniere che ormai fanno parte del vocabolario italiano.

Alveolari Dentali Labiali e Labializzate Palatali e Postalveolari Velari Laringali
Esplosive Sorde 01_t_tengwar/t/ testa 02_p_tengwar/p/ palla 03_k_tengwar/k/ chiesa
Sonore 04_d_tengwar/d/ dado 05_b_tengwar/b/ baro 06_g_tengwar/g/ gara
Fricative Sorde 07_s_tengwar/s/ stare 08_th_tengwar/θ/ thick (inglese) 09_f_tengwar/f/ filo 10_S_tengwar/ʃ/ sci 11_ch_tengwar/x/ achtung (tedesco) 12_h_tengwar/h/ hello (inglese)
Sonore 13_z_tengwar/z/ sdegno 14_dh_tengwar/ð/ that (inglese) 15_v_tengwar/v/ vero 16_Z_tengwar/ʒ/ Jean (francese) 17_gh_tengwar/ɣ/ ağa (turco)
Affricate Sorde 18_ts_tengwar/ʦ/ azione 19_c_tengwar/ʧ/ cielo
Sonore 20_dz_tengwar/ʣ/ zero 21_dZ_tengwar/ʤ/ gelo
Nasali 22_n_tengwar/n/ nero 23_m_tengwar/m/ mare 24_gn_tengwar/ɲ/ bagno 25_ng_tengwar/ŋ/ sing
Semivocali (approssimanti) 26_R_tengwar/ɹ/ car (inglese) 27_w_tengwar/w/ quasi 28_y_tengwar/j/ Mario 29_G_tengwar/ɰ/ pagar (spagnolo)
Vibranti 30_r_tengwar/r/ rana
Laterali 31_l_tengwar/l/ lana 32_L_tengwar/ʎ/ aglio

 

Spero che le associazioni siano abbastanza intuitive (intendo intuitive per chi già è pratico con le tengwar). Le novità più grosse sono l’uso di ben quattro tengwar per coprire la esse e la zeta, in modo da distinguere la pronuncia sonora da quella sorda: per raggiungere lo scopo bisogna necessariamente impiegare il “ricciolo” aggiunto alle tengwar Tinco e Ando, in modo da rappresentare con un solo simbolo i due suoni che di solito vengono scritti con la zeta (Tolkien spiega che questo ricciolo è usato per descrivere una esse che segue una consonante). Inoltre Tolkien non parla mai del suono “gli” che si trova in italiano, come nella parola “aglio”: per fortuna la tengwa Alda può essere impiegata allo scopo senza creare troppe ambiguità: trovo che la somiglianza con Lambe (univocamente usata per la elle) rende la scelta piuttosto obbligata.

Per alcuni la distinzione fra vocali e semivocali può sembrare una finezza eccessiva e difficile da usare, in parte lo capisco, ma dato che l’italiano è una lingua piena di vocali trovo che l’impiego di semivocali migliora molto la scrittura (l’esempio principe è la parola “aiuola”, la cui trascrizione è inserita fra gli esempi forniti in fondo a questo post).

Vocali

Chi ha già provato a scrivere con le tengwar dovrebbe già sapere la regola base per scrivere le vocali: in lingue come l’italiano ogni vocale è rappresentata da un segno diacritico sovrascritto alla consonante precedente.

Come ho già accennato nell’introduzione, per le vocali bisogna trovare un modo per distinguere le vocali aperte e chiuse. Il modo migliore è raddoppiare l’accento, una cosa a cui Tolkien accenna allo scopo di fornire un modo di scrivere vocali lunghe (ma in italiano non si usa scrivere la lunghezza delle vocali, quindi questo accorgimento può essere tranquillamente riciclato al nostro scopo). Il risultato è quindi questo:

33_a_tengwar /a/ come in casa

 

34_eaperta_tengwar /ɛ/ come in pèsca (frutto)

 

36_echiusa_tengwar /e/ come in pésca (atto del pescare)

 

/i/ come in filo

 

35_oaperta_tengwar /ɔ/ come in còro

 

37_ochiusa_tengwar /o/ come in sórdo

 

39_u_tengwar /u/ come in muro

 

Accento tonico

In italiano a volte è doveroso esplicitare l’accento tonico: l’esempio classico è “capitano”, che a seconda dell’accento può assumere tre diversi significati (càpitano, capitàno, capitanò). Tolkien non fornisce mai un modo per rappresentare l’accento tonico tipico della lingua italiana (nell’inglese e nelle lingue elfiche l’accento è sempre determinato senza ambiguità dalla parola stessa, secondo alcune regole). Esiste però un segno diacritico poco conosciuto, un trattino sottoscritto, purtroppo al momento non ricordo quando e come lo usa Tolkien. Comunque l’importante è che esiste e che è disponibile nei font diffusi su internet. L’ambiguità del “capitano” quindi può essere risolto così:

tengwar_capitano

Consonanti doppie

Tolkien accenna alla possibilità di usare un segno orizzontale al di sotto della tengwa per indicare che si tratta di una consonante doppia. Personalmente uso sempre questo accorgimento, trovo che sia molto utile per alleggerire la scrittura. Esempio – ballottaggio:

 

tengwar_ballottaggio

 

Esempi

tengwar_scienzaScienza

tengwar_popoloPopolo

tengwar_aiuolaAiuola

tengwar_marioMario

tengwar_pagliaccioPagliaccio

tengwar_azioneAzione

tengwar_mezzeriaMezzeria

tengwar_cuocoCuoco

Se avete avuto la pazienza di arrivare fino in fondo…

Ho cercato di non perdermi nei dettagli e rimanere sull’essenziale (e ciò nonostante è venuto fuori un articolo decisamente lunghetto), per cui immagino che chi è determinato a scrivere con le tengwar abbia diverse domande. Lo spazio dei commenti è qui per questo! Ogni domanda, critica, o segnalazione di errori è benvenuta. Ad ogni modo credo che scriverò altri articoli sulle tengwar per coprire tutti i dettagli che ho volutamente tralasciato in questo articolo (ad esempio, come scrivere le tengwar usando un qualunque pc…).

Argomentare male una giusta causa

Tutto comincia da questa pubblicità progresso.

Oramai sono talmente abituato a imbattermi in video, immagini o post in genere in qualche modo “truffaldini” che per me è quasi istintivo notare se c’è qualcosa che non va. Prima ancora di fare una ricerca su internet, una sola visione di questo video è stato sufficiente per far alzare alcune “bandierine rosse”.

Chiariamo subito che non è il messaggio finale ad avere problemi. Per quanto ne so è vero e deve essere preso seriamente: recentemente una ricerca ha stimato che il 40% delle vittime di violenza domestica è costituito da uomini.

C’è qualcosa che non va nell’altro messaggio che il video sembra voler esprimere. Cioè che esista una discriminazione al contrario, per cui gli uomini rischiano di subire di più una violenza rispetto a una donna semplicemente perché la cultura si è abituata a soccorrere solo le donne, lasciando gli uomini da soli. Il video ce lo dimostra (o vorrebbe dimostrarlo) con una candid camera. Ed è qui che cominciano i problemi.

Punto primo: si pretende di dimostrare qualcosa facendo una prova (una sola prova) per ciascuna delle due situazioni. Ma il fatto che il pubblico reagisca in un certo modo in una occasione non vuol dire quello sia un comportamento tipico: ci sono tante variabili in gioco che non permettono di generalizzare il risultato. Per esempio il carattere delle particolari persone presenti, o il numero di persone presenti (esiste l’effetto bystander, che abbassa le probabilità di un intervento).

Punto secondo: si vede a colpo d’occhio che i due attori non hanno la stessa corporatura. Chi ha prodotto il video poteva scegliere due persone alte uguali e con corporatura simile, in modo da vedere in modo rigoroso quanto influisce il sesso della vittima (e solo quello) nelle reazioni del pubblico. Chi ci dice che la differenza nella reazione (anche ammettendo che abbia una validità generale) non sia dovuta ad una valutazione ad occhio dei rapporti di forza? Certo è vero che nella stragrande maggioranza delle coppie il maschio è più alto e pesante della donna (è semplice statistica, la statura media della donna è minore di una decina di centimetri rispetto a quella maschile), ma ai fini dell’indagine era opportuno annullare questa differenza in modo da non inquinare il risultato.

Fotogramma dal video

Indipendentemente dal sesso, chi dei due è avvantaggiato in caso di lotta?

Oppure, perché hanno scelto due dialoghi diversi per lui e per lei? Lui nella prima scena è evidentemente geloso (chiede più di una volta “Chi era quello?”), nella seconda scena invece lei si lamenta perché lui non la ascolta. Una terza persona, di norma, prima di intervenire a difesa di uno dei due litiganti cercherà di capire chi sia la vittima, in modo da non peggiorare le cose, perché quindi non usare lo stesso dialogo per entrambe le scene, in modo da evitare che uno dei due argomenti sia percepito come più abusivo dell’altro?

Questo è quanto si può notare ad una prima visione. Ordinariamente avrei semplicemente smesso di considerare il video per occuparmi di altre cose, ma siccome la persona che l’ha rilanciato su Facebook portandolo all’attenzione di tutti gli amici lo ha fatto con l’intento di sbeffeggiare il femminismo, preferisco spenderci un’altro po’ di tempo e andare a guardare qualche altro dettaglio. Tra parentesi, non c’è attualmente conflitto tra il femminismo e la violenza subita dagli uomini: non viene sminuito dal movimento femminista (si veda qui ad esempio, oppure qui, al quintultimo paragrafo, quando l’autrice immagina senza problemi che le vittime di stupro possano essere equamente ripartite fra uomini e donne).

Tornando al video, si nota che fa un pesante uso del montaggio. Di per sé non c’è niente di male, ma non sarebbe la prima volta che un regista usa il montaggio per strumentalizzare le immagini. E riguardandolo bene, ci si accorge che il montaggio non è molto onesto: si vuole far credere che siano state fatte due prove, la prima dove la donna è aggredita da un uomo, la seconda dove i ruoli sono invertiti. Ma le prove, con tutta probabilità, sono almeno tre. Infatti durante la prima scena si vede che le persone presenti nella piazza cambiano da una ripresa all’altra. Si può notare benissimo guardando le persone sedute sulla panchina in fondo. Certo in teoria è anche possibile che si tratti sempre della stessa scena, che nella realtà è andata avanti per svariati minuti, e che nel video è stata condensata dando l’impressione che i cambi siano troppo veloci (dopotutto è proprio ciò che avviene intorno a 00:25, quando il sole sembra comparire troppo velocemente), ma non mi sembra verosimile che la sceneggiata sia andata avanti così a lungo da permettere praticamente un “ricambio totale” degli spettatori.

Fotogramma estratto dal video

Notate le persone sedute sulla panchina…

Fotogramma estratto dal video

… degli spettatori precedenti non ne è rimasto nemmeno uno. Siamo sicuri che non si tratti di due tentativi diversi?

Ma non solo. C’è almeno una persona che è presente in entrambe le scene: la ragazza bionda con gli occhiali e i jeans seduta sulla cancellata si vede inquadrata sia quando è la donna ad essere aggredita sia quando è l’uomo. È evidente che questo inficia l’esperimento: in almeno una delle riprese quella ragazza sa già che si tratta di due attori, ovvero sa già che non è un vero abuso, e quindi è del tutto ovvio che non intervenga.

La ragazza è presente quando la donna viene difesa

La ragazza è presente quando la donna viene difesa

Ed assiste anche all'aggressione sull'uomo

Ed assiste anche all’aggressione sull’uomo

Questo ci spinge a chiederci che percentuale della folla sia effettivamente all’oscuro della candid camera. Magari è una piccola percentuale, ma se si unisce questo al già citato bystander effect non ci vuole molto a capire che questa candid camera non dimostra proprio nulla.

A questo punto è bene essere scettici anche su altri dettagli. Ad esempio i sorrisi degli spettatori: non avvengono mai nella stessa inquadratura in cui sono presenti gli attori, quando gli attori stanno effettivamente litigando di fronte alla telecamera non vediamo nessuno sorridere. Può darsi che in realtà quelle persone che sorridono in realtà stiano guardando qualcos’altro?

Può sembrare eccessivo dedicare un’intero articolo a smontare uno dei tanti video, neppure troppo famoso, che circola su internet. Ma, per come la vedo io, la tattica di sviare ogni discorso sulla misoginia è così sistematica che spendere un po’ di tempo per denunciarla è il minimo che si possa fare.

Ma papa Bergoglio è oscurantista?

Sta facendo scalpore un’omelia di papa Bergoglio, pronunciata il 14 novembre e riportata da varie testate.

L’omelia è, per così dire, inquietante in quanto il Papa sembra scoraggiare le persone a coltivare la curiosità, cosa abbastanza singolare perché è uno dei sintomi di una religione oscurantista, cioè di una religione che attraverso una retorica di attacco alle idee innovative e alla scoperta di nuovi fenomeni pone di fatto dei paletti alla conoscenza.

Personalmente, anche se non provo alcuna ammirazione per questo papa e per la chiesa cattolica in generale, non sono neanche d’accordo con chi salta alla conclusione che il papa è oscurantista e che la chiesa ha “finalmente” gettato la maschera, rivelando la sua natura malvagia.

Il motivo è che in questa omelia (o perlomeno nelle parti che sono state pubblicate) non c’è un ragionamento che sia uno. Difficile accusare qualcuno di appartenere ad una certa ideologia quando nelle sue parole non c’è una difesa esplicita di tale ideologia. Ci sono, è vero, delle frasi che hanno un sapore oscurantista, che cito qui estraendole dal resto:

Lo spirito di curiosità ci allontana dallo Spirito della sapienza, perché soltanto interessano i dettagli, le notizie, le piccole notizie di ogni giorno. O come si farà questo? E’ il come: è lo spirito del come! E lo spirito di curiosità non è un buono spirito: è lo spirito di dispersione, di allontanarsi da Dio, lo spirito di parlare troppo. E Gesù anche va a dirci una cosa interessante: questo spirito di curiosità, che è mondano, ci porta alla confusione”.

[…]

Così Santa Teresina – Santa Teresa di Gesù Bambino – diceva che lei doveva fermarsi sempre davanti allo spirito di curiosità. Quando parlava con un’altra suora e questa suora raccontava una storia, qualcosa della famiglia, della gente, alcune volte passava ad un altro argomento e lei aveva voglia di conoscere la fine di questa storia. Ma sentiva che quello non era lo spirito di Dio, perché era uno spirito di dispersione, di curiosità.

Insomma effettivamente il papa sembra connotare negativamente la curiosità rivolta verso ciò che non è religioso: i fatti secolari, materiali, tutto ciò che riguarda il “come” avvengono le cose. Il problema è che assieme a queste frasi, senza soluzione di continuità, Bergoglio inserisce altre affermazioni che sembrano invece riferirsi ad un problema diverso. Per esempio:

[Lo spirito di curiosità] E’ quando noi vogliamo impadronirci dei progetti di Dio, del futuro, delle cose; conoscere tutto, prendere in mano tutto… I farisei domandarono a Gesù: ‘Quando verrà il Regno di Dio?’. Curiosi! Volevano conoscere la data, il giorno…[…]

La curiosità – prosegue il Pontefice – ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: “Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna”.

Queste affermazioni, per quanto facciano parte dello stesso discorso delle precedenti, non mi sembrano oscurantiste. Non si parla della desiderio di conoscenza in generale, ma si sta prendendo parte in un dibattito storico tutto interno alla religione: la critica allo gnosticismo, cioè la critica all’idea che le persone abbiano una sorta di canale di comunicazione con la mente di dio, o meglio abbiano accesso alla conoscenza divina. È una critica che ha fatto sempre parte della dottrina della chiesa cattolica, e personalmente, anche se non sono religioso, mi sento di condividerla (o perlomeno di non vederci nulla di male) in quanto lo gnosticismo apre le porte alla credulità e ai ciarlatani dell’esoterismo (l’esempio del cristiano che si illude che la Madonna scrive lettere al veggente).

Tutto bene quindi? No, niente affatto. Come ho detto sono costantemente deluso dal comportamento di Papa Bergoglio (e della dottrina della chiesa in generale, ma non voglio allargare il discorso ora), e questa omelia non fa altro che confermare il mio giudizio negativo: ogni volta che Papa Bergoglio apre bocca dimostra una povertà e/o una disonestà intellettuale sconfortante.

Parole grosse? E come altrimenti si può descrivere una esposizione così incoerente, dove si mescolano due tesi diverse presentandole come se fossero l’una la continuazione dell’altra? Basta leggere attentamente questo paragrafo per vedere come manchi un filo logico, un qualcosa che permetta di avere un’idea chiara del messaggio:

E’ quando noi vogliamo impadronirci dei progetti di Dio, del futuro, delle cose; conoscere tutto, prendere in mano tutto… I farisei domandarono a Gesù: ‘Quando verrà il Regno di Dio?’. Curiosi! Volevano conoscere la data, il giorno… Lo spirito di curiosità ci allontana dallo Spirito della sapienza, perché soltanto interessano i dettagli, le notizie, le piccole notizie di ogni giorno. O come si farà questo? E’ il come: è lo spirito del come! E lo spirito di curiosità non è un buono spirito: è lo spirito di dispersione, di allontanarsi da Dio, lo spirito di parlare troppo.

I farisei insomma sbagliano perché lo spirito di curiosità li induce a interessarsi alla venuta del regno di dio, poi però Bergoglio ci spiega che tale spirito è sbagliato perché ci fa perdere tempo con “le piccole cose di ogni giorno”… PREGO??? La venuta del regno di Dio è una cosa banale e mondana??? Dove sarebbe il filo logico che collega l’esempio alla spiegazione di Bergoglio?

C’è insomma un primo problema: abbiamo una persona adulta e di grande prestigio (perlomeno per tante persone) che però non riesce a fare un ragionamento che fili di fronte ad un pubblico. Se siete studenti, provate a fare dei discorsi del genere in un tema di italiano e vi ritroverete il foglio cosparso di punti interrogativi rossi. Non c’è argomentazione, solo un cumulo di frasi che non sono coerenti l’una con l’altra, sono solo suggestioni ed esempi messi in sequenza. È un discorso vago come minimo, ma che non esito neanche a definire sciatto.

Il secondo problema è che proprio per la sua vaghezza e sciattezza questo discorso si presta perfettamente ad essere strumentalizzato. Ci si può leggere qualunque cosa, basta scegliere le frasi che ci fanno comodo. Infatti, per ritornare alla domanda iniziale, il Papa non sarà oscurantista (potrebbe esserlo, ma prima vorrei chiedergli di chiarire quello che ha scritto), ma sicuramente un gruppo di cristiani oscurantisti avrebbe gioco facile nel dire che il papa è dalla loro parte: gli basta citare le frasi che ho riportato per prime, quelle che contengono suggestioni oscurantiste, e lasciar perdere il resto.
Certi gruppi retrogradi esistono, basta pensare a Livio Fanzaga di Radio Maria e ad altri cattolici antiscientifici, quindi non si tratta di un rischio concreto, non puramente ipotetico.

A questo punto ci si potrebbe chiedere un’altra cosa: il papa l’ha fatto apposta? Ha inserito frasi oscurantiste in un suo discorso per dare una sponda d’appoggio ai gruppi più conservatori del cattolicesimo, conservando allo stesso tempo una “negabilità plausibile”, cioè la possibilità di negare tutto in un secondo momento usando la vaghezza e la mancanza di ragionamenti concreti come scudo dalle accuse di oscurantismo? Oppure si tratta, come ho detto, di un modo di ragionare sciatto, dietro al quale non c’è nessuna malizia? Non lo so, e siccome non mi piacciono i processi alle intenzioni evito di saltare alle conclusioni.

Charlie Chaplin era ateo! Ma anche no…

Sta girando, perlomeno su Facebook, una citazione dove Charlie Chaplin non lascia dubbi sul suo ateismo. Come troppo spesso accade, questi post non citano mai le fonti, e quindi un po’ di scetticismo è d’obbligo: forse è meglio evitare di divulgare ulteriormente il post, visto che non sarebbe la prima volta che si fabbricano citazioni ad hoc per arrualare persone influenti fra i propri ranghi (un caso esemplare è la citazione di Einstein sulle api, se non lo conoscete dategli un occhiata perché è estremamente istruttivo). Da un rapido controllo sull’ottimo sito www.celebatheist.com si può capire che con tutta probabilità si tratterebbe di un falso, già circolante da tempo. Si legge infatti (traduzione mia):

Di Chaplin è riportata la frase “Per una questione di buon senso, io non credo in Dio, in nessuno” nel libro Manual of a Perfect Atheist di Eduardo Del Rio Garcia. Questa sembrerebbe una esplicita professione di ateismo. Comunque, l’unica  occasione in cui compare la citazione è in quel libro ed è priva di fonti. Fintanto che non emergono nuove prove su questa citazione, essa deve essere considerata come non valida.

Prendendo in considerazione altre citazioni (documentate), CelebAtheist classifica Chaplin come un agnostico. Wikipedia include Chaplin nella categoria degli agnostici Inglesi, anche se non discute l’argomento nel suo articolo.

Il consiglio pertanto è di non divulgare ulteriormente il post con la citazione in quanto con tutta probabilità è apocrifa. Meglio limitarsi a citare atei celebri veri, che per fortuna non mancano, sia fra i contemporanei che fra i grandi del passato.

L’esercito dei benintenzionati

In Italia, chi fa sperimentazione con gli animali viene insultato e minacciato da associazioni animaliste (o sedicenti animaliste, preferisco chiamarle), questo dopo che un laboratorio, dove si sviluppano terapie e farmaci per malattie gravi, viene vandalizzato, mandando in fumo anni di ricerche.

In Nuova Zelanda una coppia di genitori provoca la morte del proprio figlio in quanto crede che i vaccini causino malattie invece di prevenirle (e non è l’unico caso del genere, come ho già raccontato in passato su questo blog).

Ancora in Italia, Dario Bressanini che si fa un “culo quadro” per fare divulgazione sul tema degli OGM, andando a recuperare le fonti, fornendo ogni volta fatti e articoli scientifici per documentare ciò che dice, alza bandiera bianca stufo di essere circondato da intellettuali che ripetono a pappagallo le solite baggianate, con il silenzio assenso di chi gestisce la piattaforma dei blog (la redazione de Il Fatto quotidiano).

E questi sono solo gli ultimi eventi di una lunga serie. Per esempio negli Stati Uniti i biologi sono da anni in uno stato di guerra contro le varie associazioni creazioniste che, finanziate dalla giungla di chiese e chiesette presenti negli USA, insistono a negare l’evoluzionismo, una delle più belle e consolidate teorie scientifiche, provata e riprovata più volte nel corso dell’ultimo secolo, una teoria che ha anche ricadute importanti in ambito filosofico e culturale. Una situazione analoga si verifica, da decenni, anche quando si cerca di parlare di riscaldamento globale.

Nella nostra cultura è sempre stato molto forte l’impulso a diffidare di chi, grazie alla propria posizione o alla propria conoscenza, detiene una qualche forma di potere; al contrario si è sempre visto gli “umili della terra”, cioè le persone comuni e semplici come noi e con cui abbiamo a che fare tutti i giorni, come una garanzia di salvezza se non addirittura come l’impulso principale del progresso.

Il che non è sbagliato, non del tutto almeno. Credo davvero che dobbiamo essere diffidenti delle lobby, delle multinazionali, dei tecnocrati ed in generale di tutte le concentrazioni di potere. Ma allo stesso tempo penso che anche le persone semplici possono avere un’impatto negativo sul nostro benessere e felicità. “Si teme ciò che non si conosce” si dice. Ed è vero: larghi strati della popolazione rifiutano nuove tecnologie, risorse e soprattutto idee perché non hanno modo o tempo di capirle. Anche persone che vengono viste come competenti in realtà lo sono in un ambito estremamente ristretto (è una necessità, in una civiltà così complessa come la nostra), e rimangono ignoranti su tutto il resto.

Gli esempi che ho riportato sopra sono solo una piccola parte di quello che vedo accadere troppo spesso: cioè che la nostra civiltà non è messa in pericolo da multinazionali in malafede o lobby corruttrici, ma da persone comuni, che pur essendo in buona fede costituiscono un numeroso esercito armato di buoni propositi. Un esercito ostile, perché avendo un’idea sbagliata delle conseguenze delle proprie azioni finiscono per danneggiare sé stessi e chi sta loro vicino.

Violenza sulle donne, uno spunto “biologico” da tenere presente.

Visto che è già stato detto praticamente tutto sulla violenza sulle donne, provo a buttare lì un’idea che sto rimuginando da un po’ di tempo. Si tratta in pratica di vedere la questione con un approccio biologico, o meglio etologico, per vedere di trovare qualche spunto di riflessione interessante. Può darsi che qualcuno (o meglio qualcuna) storcerà il naso nel corso della lettura, ma assicuro che lo scopo del post è quello di stroncare un certo tipo di ragionamento maschilista.

Infatti capita che, quando si parla di violenza sulle donne, qualcuno (soprattutto di sesso maschile) storca il naso, e controbatta che non ci sono prove che gli uomini siano innatamente o culturalmente più inclini alla violenza delle donne, e che quindi non ci sia nulla di speciale nel fatto che un certo numero di donne sia vittima di violenze da parte degli uomini: dopotutto è un fatto che gli individui violenti esistono, e dato che tali individui sono violenti in generale e non contro un sesso specifico, tra le vittime ci saranno sia uomini che donne. Morale: le donne dovrebbero smetterla di lamentarsi e accettare il fatto che si trovano nella stessa situazione degli uomini.

Ma andiamo per ordine. Nella specie umana è presente un certo grado di quello che si chiama dimorfismo sessuale, ovvero succede che le caratteristiche fisiche dell’uomo non sono le stesse di quelle della donna. E fin qui non credo di dire nulla di nuovo, penso che tutti quelli che hanno più di 4 anni ne siano più o meno al corrente. In realtà questo dimorfismo non è estremo (ci sono specie animali dove maschi e femmine sembrano appartenere a specie diverse), ma comunque c’è. Concentriamoci su un paio di dati molto semplici: il peso e la statura. Perché ho scelto questi due dati? Per due motivi: primo sono facili da censire e reperire su internet, secondo sono dei buoni indicatori, nel caso di lotta fra due persone, di chi dei due avrà la meglio sull’altro.

Casomai vi venissero in mente delle obiezioni, già da ora è bene chiarire sì, è vero, questi fattori non sono vincolanti e l’esito di uno scontro in realtà è molto più imprevedibile, ma al tempo stesso è anche vero che quando si analizza una popolazione nel complesso quello che conta di tutta la casistica è l’esito più probabile, e che quindi è lecito affrontare il problema dal punto di vista statistico. Questo aspetto sarà più chiaro nel proseguo del ragionamento, o almeno lo spero.

Allora, un recente censimento (vedi nota a fondo pagina) dice che la statura media maschile è di 168 centimetri, quella femminile di 157 centimetri; il peso medio maschile è di 75 kg, quello femminile è 65 kg. Quindi, grazie alla proprietà della statistica, si può dire che, semplicemente prendendo a caso un uomo ed una donna fra la popolazione, l’uomo di media sarà più alto della donna di 11 cm e sarà anche più pesante di 10 kg. Ovviamente i singoli casi possono essere più disparati, e può benissimo darsi che un uomo mingherlino si troverà a che fare nell’arco della sua vita con un donnone che lo sovrasta fisicamente. Ciò nonostante, è chiaro che per ogni individuo della popolazione eterosessuale umana (cioè per tutte le persone che cercano di instaurare un rapporto di coppia con una persona di sesso opposto) valgono le seguenti due proposizioni:

  1. Fra tutte le coppie che si formano comunemente, è molto più probabile che sia l’uomo ad essere più pesante ed alto della donna rispetto al viceversa.
  2. Nella maggior parte dei casi la differenza sarà nell’intorno della differenza delle medie appena citate.

Ora, bisogna notare che la differenza ricavata appena sopra (una decina di centimetri ed una decina di kg) non è per nulla trascurabile in caso di ricorso alla violenza di uno dei due partner. Quindi possiamo scrivere una prima conclusione intermedia (no, mi spiace, il ragionamento completo non è ancora finito, portate pazienza):

  • Se in una coppia uno dei due partner fa ricorso alla violenza, nella maggior parte dei casi sarà l’uomo ad avere la meglio.

Lo scopo di questo mio “spiegone” sull’altezza ed il peso è quello di stroncare alla radice la linea di pensiero che ho esposto nel secondo paragrafo, svelandone l’ipocrisia e l’ignoranza di fondo. Perché, ammesso e non concesso che gli istinti e la cultura non aumentino la propensione degli uomini ad essere violenti sulla donna (cosa che dubito comunque), non si può trascurare l’incentivo rappresentato dal semplice dimorfismo fisico.

Notare che qui “incentivo” è la parola chiave. Quando si ha a che fare con i casi singoli, si può dire poco sul comportamento perché ognuno di noi tende a deliberare sulle proprie azioni in base a principi morali, principi deontologici, promesse e chi più ne ha più ne metta. Ma quando si passa ad analizzare le popolazioni, si scopre che tutti questi fattori, essendo estremamente variabili, tendono a scomparire, ed il comportamento prevalente è quello che ci si aspetta prendendo in considerazione solo quegli stimoli più diffusi nella popolazione. È chiaro che il corpo che uno si ritrova è solo uno dei tanti aspetti che possono influenzare il comportamento di una persona, però:

  1. è comunque una caratteristica che ha influenza sul comportamento (se peso 50 kg mi guardo bene dal cercare rogne, mentre se sono un metro e novanta per cento chili posso prendere in considerazione l’idea di usare la minaccia fisica per “regolare i conti” con le persone);
  2. come dimostrato nella prima parte dell’articolo, tale caratteristica è fortemente correlata al sesso della persona.

Quindi (finalmente siamo giunti alla conclusione, se il lettore non ha già abbandonato la lettura sopraffatto dalla pesantezza della mia esposizione) non è vero che le donne si trovano nella stessa situazione degli uomini: la realtà è che già considerando dei fattori molto banali come la statura, il rischio che una donna subisca una violenza (o anche un abuso psicologico, se è imposto con la minaccia di una violenza) è molto più alto del rischio relativo all’uomo. E questo, oltre ad essere vero in generale (le violenze capitano anche per strada), è specialmente vero in situazioni come la relazione eterosessuale, dove per definizione si ha un confronto fra una donna ed un uomo.

Quindi cari criticoni, poche storie: la violenza sulle donne è un caso particolare, e richiede un’attenzione particolare. Ogni iniziativa intesa a porre l’attenzione della società sulla questione è sacrosanta.

Nota: le cifre sono prese dallo studio NAHNES del 2006, facilmente consultabile sul portale Wolfram Alpha con query del tipo “mean male human weight” e così via.

I candidati alla primarie PD rispondono su scienza e ricerca, i miei voti

Ieri sono state finalmente pubblicate le risposte dei cinque candidati alle primarie del Partito democratico, e sono consultabili integralmente sul sito de Le Scienze. L’iniziativa, partita proprio da Le Scienze e organizzata attraverso social network, è stata una ottima occasione per parlare di altri argomenti che non fossero l’attualità economica. È chiaro che in un tempo di crisi il tema più importante su cui i candidati devono misurarsi sono le politiche economiche e sociali, ma un capo di governo nel suo mandato sarà chiamato a intervenire anche su altri temi, temi che possono avere ripercussioni importanti nel futuro (educazione e ricerca, per esempio) o anche temi su cui l’Italia sconta una forte ignoranza diffusa che tarpa le ali e limita il benessere dei cittadini (penso al testamento biologico, agli OGM, ai ciarlatani delle medicine alternative).

Ad ogni modo, ieri sera mi sono messo a leggere le risposte dei candidati, e mi sono permesso di dare i voti ad ogni singola risposta, nella speranza che questo mi aiutasse a capire chi è il candidato più illuminato; o, per converso, chi è il più oscurantista. Pubblico subito la classifica finale coi singoli voti più la somma totale (nota: i punti vanno da 0 a 4, con il 2 che rappresenta la sufficienza). Un’unica avvertenza: i voti sono estremamente soggettivi e rispecchiano quanto il candidato è affine alle mie posizioni, ad esempio un antiabortista quasi sicuramente nella quarta colonna darebbe dei voti speculari rispetto ai miei.

Ricerca Territorio Cambiamento Climatico Fecondazione assistita, testamento biologico OGM Medicine alternative Totale
Bersani 3 2 2 2 3 4 16
Renzi 4 2 2 3 0 2 13
Tabacci 3 2 2 0 1 4 12
Vendola 2 1 2 3 0 4 12
Puppato 2 2 2 4 0 0 10

Che dire? Be’ se lo scopo di questo test era quello di aiutarmi a scegliere un candidato da votare (cosa che speravo), ha fallito appieno. Anche se Bersani nel complesso è il vincitore, in molti campi si rivela un candidato abbastanza timido. E gli altri candidati, chi più o chi meno, riescono ogni tanto a azzeccare appieno una risposta. La Puppato per esempio, sebbene nel complesso sia deludente, in quanto alla fecondazione assistita e al testamento biologico è l’unica a dire un sì convinto ad entrambi i problemi, mentre gli altri cercano comunque di sfumare la propria posizione per non perdere il voto cattolico.

Se per le prime tre domande tutti se la cavano bene, scrivendo cose assennate, nelle ultime tre domande si può leggere tutto ed il contrario di tutto, e non emerge letteralmente nessuno che sia scevro da una qualche ideologia retrograda o oscurantista.

Bersani qui nel complesso si rivela “il meno peggio”, ma tra tutti è anche il più sfumato e meno battagliero, proprio su temi dove bisogna essere convinti, come il testamento biologico. Fa piacere leggere che comunque per quanto riguarda le medicine alternativa, perlomeno non ammette deviazioni dal principio della evidence based medicine.

Renzi, anche se sulla quarta domanda è un po’ più convinto di Bersani, si dimostra anche lui un ignorante totale sugli OGM, al pari di Vendola e Puppato.

La Puppato inoltre è l’unica che proprio non ha intenzione di applicare un approccio critico alla valutazione delle medicine alternative. Peccato, perché gli altri in questo caso se la sono cavata egregiamente.

Per tirare le fila, non so proprio cosa pensare. Sono un elettore che si è sempre sentito inquadrato in un partito di sinistra moderata, socialista, ma che al tempo stesso è profondamente deluso dalla sinistra italiana, e in particolare proprio dal PD, che è corresponsabile (insieme ad altri partiti di governo) dello sfacelo italiano degli ultimi venti anni. Per questo motivo ritengo Bersani ineleggibile, e vederlo qui primeggiare in classifica, senza poi dire nulla di veramente straordinario, non fa altro che aumentare la mia insoddisfazione.

Renzi per alcuni versi sembra voler cambiare radicalmente le cose, apprezzo alcune sue posizioni, ma, come questa tabella sembra indicare, anche lui non sembra essere molto più illuminato dei suoi predecessori “da rottamare”. Perlomeno è l’unico del gruppo che ha capito l’importanza della valutazione della didattica per far uscire la scuola italiana dalla palude attuale. Se sugli altri temi fosse altrettanto razionale, sarebbe il mio candidato ideale.

L’unica soddisfazione è alla terza domanda: nessuno si è anche lontanamente sognato di negare il riscaldamento globale, e questo sembra essere l’unico tema che veramente compatta la sinistra italiana, visto che a destra non mancano i negazionisti. Ma è una magra consolazione: tutti bene o male sembrano bloccati da una qualche ideologia malsana, vuoi per convinzione personale o per calcolo opportunistico. E la cosa non mi rallegra per niente.

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