La storia di Clara Palomba ed il ruolo degli alternativi

Dopo la morte di Clara Palomba, spiegata in dettaglio in questo articolo su MedBunker e che ha provocato una denuncia appassionata e spietata da parte di Paolo Attivissimo, i vari dottori iscritti all’ordine dei medici che praticano e promuovono le terapie alternative si sono affrettati a discolparsi: la responsabilità è tutta di una ciarlatana, una che operava abusivamente, diversamente da loro, che sono laureati ed agiscono all’interno dell’ordine dei medici, e che per questo offrono le stesse garanzie di chi pratica la medicina “ufficiale”.

Ma questa versione si basa su una lettura superficiale dei fatti, e basta scendere nei dettagli per accorgersi che non è vera: già in precedenza un medico alternativo aveva messo in pericolo la salute di Clara, e se alla fine la famiglia Palomba si è rivolta ad una ciarlatana è perché un medico che pratica la medicina alternativa ha consigliato loro di farlo. Ma raccontiamo la storia con ordine e fin dal principio, in modo da mettere in evidenza le responsbilità di ognuno.

La storia

Clara inizia a stare male dall’autunno del 2006, [1] i genitori decidono di portarla dal dottore di fiducia della famiglia, Glauco Smadelli di Modena, specializzato in medicine alternative. Smadelli è un tipo decisamente fuori dal comune: nel 1988 gli viene impedito dall’ordine di pubblicizzarsi come «Professore in bioelettronica, orgonoterapia, omeopatia, radionica, segmentografia e cancerometria vernes», inoltre ha ricevuto 4 segnalazioni da parte di pazienti non soddisfatti (ma nessuna protesta formale) [2].

Smadelli sbaglia clamorosamente la diagnosi. Interpreta i sintomi come un disagio psicosomatico, nonostante la ragazza stia soffrendo per il diabete. [3]

Come è ovvio, Clara non migliora nell’anno successivo, anzi sta sempre peggio. Sulle gambe si formano delle vistose ulcere. Una lettera di Clara pubblicata sui giornali racconta molto di quei giorni. Un frammento racconta:

A luglio [2007] siamo tornati ancora una volta dal medico di Modena e durante il viaggio in autostrada, fermati in autogrill, cominciò a sanguinarmi il naso: una cosa che non mi era mai successa. Quella fu l’ultima visita del medico, perché dopo tanti mesi si decise a farmi la visita [le analisi] del sangue. [4]

Con quelle analisi inizia la guarigione di Clara. Finalmente la ragazza viene ricoverata (all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze), e Smadelli esce di scena. Per inquadrare la situazione è utile leggere le dichiarazioni di Sonia Toni, la responsabile del centro diabetico dell’ospedale:

Clara arrivò accompagnata dai genitori con la sintomatologia classica del diabete: faceva spesso pipì, beveva tantissimo e presentava un dimagrimento molto importante.

Clara presentava delle ulcere alle gambe che mai avevamo visto fino ad allora nei ragazzi, era la prima a quei livelli […]. Quelle ulcere erano l’espressione del ritardo con cui era venuta da noi. [1]

E qui poi c’è una dichiarazione chiave per capire le responsabilità dei genitori:

richiamammo subito i genitori alla peculiarità del diabete e a seguire la medicina tradizionale; fu premesso che non avrebbero mai dovuto sospendere l’insulina, cosa che avrebbe anche potuto portare alla morte, e che non dovevano rivolgersi a cure alternative. O, se l’avessero fatto, ce lo dovevano dire. [1]

È sulla base di questo che i genitori saranno alla fine accusati di omicidio volontario e non colposo: secondo il pubblico ministero i genitori agirono ben consapevoli del rischio di morte (dolo eventuale).

Nel giro di pochi mesi la ragazza migliora notevomente. Si legge, sempre nella sua lettera:

L’estate del 2007 è stata la più brutta della mia vita. Anche se poi, dopo l’estate, mi sono sentita rinata. Per questo motivo sono grata a tutti i medici del Meyer.

Il giudizio seguente dovrebbe rappresentare la pietra tombale sulle sperimentazioni alternative:

Inutile dire quanta fiducia ho perso nella medicina non tradizionale, e quanta rabbia provi nei confronti di una persona che ha quasi preso in mano la mia vita mettendola sul bordo di un precipizio. [4]

Ma evidentemente i genitori non erano dello stesso parere. A partire da un momento imprecisato fra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, ricominciano a consultare un’omeopata: si chiama Angelo Fierro. Fierro non interferisce con la terapia a base di insulina, ma i genitori sono insoddisfatti, non vogliono tenere sotto controllo la malattia ma debellarla, ed insistono con Fierro affinché si trovi una cura risolutiva. A questo punto Fierro consiglia alla famiglia di rivolgersi alla “guaritrice” Maya Randolph. Dopo la morte della ragazza si assiste ad uno scaricabarile fra Fierro ed un altro medico alternativo, Mauro Alivia. Infatti Fierro sostiene di non conoscere personalmente la Randolph, e che se ha passato il nome alla famiglia è solo dietro suggerimento di Alivia. Alivia a sua volta ridimensiona il proprio ruolo: sostiene di non aver suggerito esplicitamente di affidarsi alla Randolph, bensì di averne parlato “chissà quando” in modo generico con Fierro. [2]

In una lettera dell’8 aprile 2008 scopriamo che il padre è felice della nuova terapia a base di vitamine, ma la figlia è scettica. La lettera è essenziale per capire il modus operandi di un guaritore alternativo: è una macchina da guerra, ogni sintomo che sopravvive alla terapia a base di insulina è analizzato e spiegato alla luce delle teorie alternative, e la risposta è sempre la stessa: le vitamine possono curarli, la medicina “ufficiale” invece li ignora o peggio li provoca. La lettera è lunga, ne cito una parte significativa:

Nel futuro potresti fare anche tu come il tuo padre geniale, analizzando le scienze ufficiali e scindendo le teorie campate in aria dalla verità trovabili nei grandi ricercatori del passato che sono stati messi da parte per convenienza economica e di potere di individui meno intelligenti. Non sei in pericolo ora, tranne quello dovuto ai farmaci e ai microbi che ti causano i sintomi di depressione e ansia che mi ha descritto. Le vitamine possono controllare questi microbi, ma non ci sono farmaci che lo possono fare. La farmacopea si basa soprattutto su bloccanti di pareri naturali che sono gli unici sani efficaci nel mantenerci felici fisicamente e salvarci dai problemi mentali che ci causano. [4]

Il 24 aprile è l’ultima volta che i medici del Meyer visitano Clara, e notano che qualcosa non va per il verso giusto. La dottoressa Toni racconta:

La collega che la stava visitando mi chiamò perché il padre l’aveva messa in discussione ed era un po’ aggressivo. Continuava a chiedere delle ulcere, ma quelle non c’erano più. La mamma taceva, Clara piangeva. La rassicurai e fissammo un nuovo incontro per l’8 maggio, stavolta a scadenza ridotta proprio per vedere come andavano le cose. [1]

Insomma il padre ha fatto proprie le teorie della Randolph e contesta i medici, soprattutto cerca di sminuire i risultati della loro terapia, probabilmente sperando che “aprano gli occhi” e accettino le teorie alternative. Il padre però non ne parla apertamente, Clara infatti è contraria a questi esperimenti ed il padre non vuole sollevare “discussioni inutili” con i medici. [5]

Non potendo consultarsi con i medici (anche gli incontri con la psicologa sono interrotti dal padre [1]), Clara è circondata da persone che la contrastano e subisce la decisione dei genitori: seguirà i consigli della Randolph. A questo punto la situazione precipita. Una settimana dopo la visita, il primo maggio smette di assumere l’insulina [6]. L’otto maggio è il giorno della visita all’ospedale, ma il padre ha già deciso di non andarci ed il giorno dopo parla per telefono con l’ospedale, rassicurandoli che fisserà al più presto un altro appuntamento. Ma in realtà sta temporeggiando: a storia conclusa si giustificherà dicendo che non voleva che si accorgessero della sospensione dell’insulina.[1]

Passano altri tre giorni e Clara incomincia a stare male seriamente: scivola lentamente nel coma, i genitori telefonano alla guaritrice allarmati ma lei li rassicura in continuazione e soprattutto impedisce loro di somministrare l’insulina. La mattina del 12 Clara viene portata all’ospedale ma è troppo tardi: è in arresto cardiaco, riescono a rianimarla ma il giorno dopo, il 13 maggio, Clara muore.

Considerazioni

Da notare la peculiarità dell’errore del primo medico coinvolto, Smadelli: se si trattasse di diabete un ricorso all'”alternativo” sarebbe da folli, ma se la malattia è psicosomatica gli argomenti a sfavore della medicina alternativa sono molto più deboli, e quindi la decisione di ricorrere ai rimedi non ufficiali diventa, per così dire, più ragionevole. Insomma è perfettamente ammissibile che Smadelli fosse in buona fede, ma sembra anche che l’errore sia stato facilitato dalla voglia di mettere in pratica una cura alternativa. Come dice il proverbio: “Se tutto quello che hai è un martello, ogni problema sembra un chiodo.” Come spiegare altrimenti un errore così madornale?

Che dire poi di Fierro? Lui si giustifica dicendo che per quanto ne sapeva la Randolph non era una guaritrice ma solo una ricercatrice. Ma anche se fosse, che senso ha da parte di un medico assecondare delle richieste assurde da parte della famiglia del paziente? Le cicatrici sulle gambe erano guarite e la terapia insulinica non poteva essere interrotta. Quindi perché metterle in contatto con una ricercatrice, tanto più conosciuta per sentito dire? Per confronto, pensiamo al comportamento dei medici del Meyer: anche a loro furono fatte le stesse richieste, ma nessuno si sognò di assecondarle in qualsiasi modo.

La vicenda di Clara dimostra che un medico che pratica terapie alternative, anche se è laureato ed iscritto all’ordine, non garantisce le stesse prestazioni di chi pratica la medicina basata sull’evidenza. Ancora prima di iniziare la terapia, le sue diagnosi saranno influenzate da teorie prive di credito. Successivamente proporrà ai pazienti terapie inefficaci o inadatte e tenderà a sminuire l’importanza di quelle efficaci. Infine sarà anche più incline a dare credito a ciarlatani e truffatori. In Italia, come in molti altri stati, esiste la libertà di cura, un principio che non è in discussione, in quanto è considerata un diritto fondamentale della persona. Ma chi si trova a dover scegliere, deve essere ben informato sui pericoli a cui  va incontro. Per quanto riguarda l’ordine dei medici, la scelta di permettere ai suoi membri di praticare le medicine alternative non deve essere interpretata come un riconoscimento dell’efficacia di quest’ultime. È solo il tentativo di limitare i danni, in quanto si spera che una persona laureata in medicina sappia riconoscere quando una terapia alternativa diventa pericolosa ed è necessario proporne una convenzionale, tenendo così il paziente al riparo dai rischi. Ma la storia di Clara dimostra che questa linea  non elimina i danni, in quanto la radice del problema rimane intatta. Le medicine alternative sono pericolose di per sé, non solo perché vengano esercitate da ciarlatani.

Fonti:

1. http://lanazione.ilsole24ore.com/firenze/cronaca/2010/04/21/321264-udienza_choc_processo.shtml
2. http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/11_Novembre/07/clara_ministero_medici.shtml
3. http://lanazione.ilsole24ore.com/cronaca/2010/05/05/327437-firenze_hanno.shtml
4. http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/11_Novembre/06/clara_lettere_diario.shtml
5. http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2010/18-maggio-2010/condannati-genitori-clara-omicidio-colposo-aggravato–1703038464013.shtml
6. http://blog.firenze-online.com/notizie/1052/muore-16enne-al-mayer-per-una-cura-sbagliata/