De referendum, parte 1

Provo a buttare giù due righe per esprimere le mie intenzioni di voto per il prossimo referendum, e soprattutto per cercare di esprimere i motivi che stanno dietro alla scelta. Purtroppo so già che in molti non saranno d’accordo con me. Pazienza, non è la diversità di opinioni che mi disturba, ma la mancanza di dialogo; e se dedico un po’ di tempo a dire la mia, non è certo per la pretesa di cambiare le idee degli altri ma solo per stimolare un dibattito, magari eventualmente per spingere me stesso a cambiare idea, se mi imbatto in argomentazioni migliori delle mie.

Su una cosa sono sicuro: andrò alle urne. Anche se non voterò sì (perlomeno a tutti i quesiti), voterò comunque su ogni quesito. Perché la tattica di disertare le urne in modo da impedire il raggiungimento del quorum l’ho sempre trovata profondamente immorale in quanto in contrasto con i principi democratici; mi rendo perfettamente conto che essa è la scelta pragmaticamente più premiante, e so bene che è del tutto lecita da un punto di vista legale. Ma questo non cambia il fatto che è immorale (per ora taglio corto, se serve argomentorò in merito).  Tra l’altro, non è vero quello che comunemente si dice, cioè che questa mossa sia avallata dalla costituzione.

Ovviamente posso già sentire i pragmatici dell’astensione che mi apostrofano: “brava fava, così fai approvare un referendum contro il tuo interesse”; ma a loro rispondo semplicemente: “le fave siete voi, che potevate andare a votare no ed ottenere la maggioranza, ed invece avete lasciato campo libero al fronte del sì”.

Ma entriamo nel merito della questione referendum.

Gestione servizi idrici (quesiti 1 e 2)

Mi dispiace di scontentare un po’ di gente, ma proprio non mi sembra che votare sì a questi quesiti migliori qualcosa. Le ragioni di chi ha promosso sembrano ragionevoli, ma, sinceramente, in base a quanto ho capito della gestione del sistema idrico, devo concludere che la realtà è molto diversa da come viene dipinta dai comitati per il sì. In particolare mi rifaccio ad un articolo pubblicato su noiseFromAmeriKa, che spiega per filo e per segno il problema (e del quale consiglio la lettura). In breve:

  • in linea di principio, un ente pubblico non offre maggiori tutele di un equivalente privato;
  • non è detto che una gestione privata si arricchisca a danno della comunità, anzi, dato che la gestione pubblica è notoriamente inefficiente, può essere vero il contrario, cioè la società privata fornire un servizio migliore semplicemente evitando gli sprechi di denaro;
  • il decreto di privatizzazione prevede tutele per garantire a tutti l’accesso;
  • non è vero che la rete idrica viene privatizzata: la proprietà rimane pubblica, è la gestione che viene data ad un privato per un tempo definito;
  • il decreto non impedisce ai comuni di gestire l’acqua in proprio.

Detto questo, non è che non comprendo le ragioni del sì al referendum. C’è una grossa sfiducia sulle privatizzazioni da parte della gente, e la sfiducia è giustificata, perché è successo in passato che si facessero delle privatizzazioni senza aprire alla competitività tra enti (ovvero senza liberalizzare), ed è proprio la liberalizzazione (non la privatizzazione in sé) a dare benefici alla società. Cito il finale dell’articolo di nFA (evidenziazioni mie):

Detto questo, perché tanto successo per questi referendum? Credo che le risposte principali siano un’informazione parziale e una buona dose di sfiducia.

Informazione parziale perché si fa l’esempio di posti dove l’acqua costa di più perché privata, senza ragionare sul perché lì costa di più o sui costi che questa maggiore tariffazione impone (o evita) alla collettività; non lo sapremo mai perché quello che è stato veicolato non è un’informazione, ma una frase a effetto.   Come si è visto, tariffe maggiori non solo possono essere pienamente giustificate, ma costituire, a determinate condizioni, addirittura un vantaggio per la cittadinanza. Parlare di tariffe più alte senza approfondire la questione è solo fare leva sulla “pancia” delle persone: l’informazione che fornisco non è falsa, ma è lungi dall’essere completa.

Sfiducia perché il meccanismo della gestione privata funzionerebbe bene a determinate condizioni che presuppongono che il potere politico sia in grado di vigilare su quanto fatto dai gestori privati sia in sede di gara che di gestione, mentre l’idea comune mi pare essere che questo potere troverà un accordo con i privati per rosicchiare margini quasi esclusivamente dal lato degli utenti (che a quel punto si ritroverebbero davvero a essere più poveri). In particolare c’è da dire che gran parte di quanto detto sui vantaggi che una gestione privata potrebbe fornire ha come presupposto che ci si trovi in un contesto competitivo, e ho le mie difficoltà a credere che sarà così. Però un conto è capire perché un sistema sia difficilmente applicabile in Italia e quindi vedere cosa si può fare per porlo in essere, ben altra storia è etichettare un sistema che sfrutta i meccanismi di mercato per creare efficienza (e quindi ricchezza) come “malvagio”.

Tutto considerato quindi, credo proprio che voterò NO ai primi due quesiti.

La seconda parte dell’articolo, quella sull’energia nucleare ed il legittimo impedimento, si trova qui.

Aggiornamento 25/4/11: un altro articolo che mi trova d’accordo è questo su Lavoce.info

Aggiornamento 2/5/11: anche alcuni ambientalisti ci tengono a dire no ai referendum sui servizi idrici.

Aggiornamento 8/5/11: c’è un articolo tecnico di Franco Benedetti, riassunto da Phastidio.net.

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4 Risposte to “De referendum, parte 1”

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