Perché voterò NO al referendum sui servizi idrici

“Bisogna far capire che l’acqua gratuita c’è ancora, basta andare in cima alla montagna e prenderla dalla sorgente, con un secchio, e si porta a casa; se uno la vuole col tubo e col rubinetto che lo apri, allora questo è un servizio che costa. Costa alla collettività, e nessuno ne sa niente perché poi, non essendo gestito bene, non viene pagato da chi ne usufruisce, come è stato da quarant’anni in Italia; è giusto questo? Secondo me non è giusto, secondo me è giusto far sapere a tutti che quel servizio costa e che le tariffe mediamente in Italia sono le più basse d’Europa, e che quindi, non è detto, ma se certamente il prezzo salirà, sarà bene per l’utente italiano capire che l’acqua è una merce rara che non può essere buttata.”

(Rosa Filippini, Presidente degli Amici della Terra)

Per chi volesse seguire l’intero dibattito da cui è tratta questa frase, lo trova qui.

Per leggere gli altri miei articoli sui referendum, si trovano qui (uno e due).

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26 Risposte to “Perché voterò NO al referendum sui servizi idrici”

  1. theDRaKKaR Says:

    E questo è giusto e sacrosanto.

    Ma una cosa è dire che portare acqua nelle case costa, una cosa è dire facciamo profitto dalla vendita dell’acqua, che è quel che si vuol poter rendere lecito dalla legge.

    A mio modesto parere possiamo permetterci ancora di considerare la distribuzione di acqua potabile come un servizio pubblico a sovvenzione statale senza dover aver paura di essere tacciati di comunismo. Poi detto da me che odio i comunisti 😀

    • Gwilbor Says:

      Boh, ovviamente io non sono un esperto e tutto quello che posso fare è provare a ripetere quello che ho sentito dire da altra gente di cui alla fin fine mi devo fidare. Ma il punto è: perché la remunerazione per un servizio svolto (che richiede tempo e risorse) deve essere chiamata “profitto” e presentata come una cosa negativa? È giusto che un medico tragga profitto dalla salute (o dalla mancanza di salute) di un paziente? È giusto che il supermercato tragga profitto dalla fame delle persone? È giusto che un perito informatico tragga profitto dall’incapacità delle persone di scriversi i programmi da soli?

      Gestire un acquedotto richiede il lavoro di persone, a me sembra giusto ricompensare queste persone per il lavoro che fanno.

  2. theDRaKKaR Says:

    Visto che siamo tra alienati 😀 posso esprimermi in geekkese 😀

    Possiamo indicare con x il costo per portare l’acqua nelle case:

    a) x contiene il costo di costruzione e manutenzione dell’infrastruttura, dell’organizzazione, gli stipendi del personale etc.

    questo costo è attualmente pagato dal cittadino in modo diretto (bolletta) e indiretto (sovvenzione pubblica)

    naturalmente con questo sistema l’idraulico viene pagato, il programmatore pure e pure i manager, oVVoVe 🙂

    b) prendiamo x e aggiungiamo y, che rappresenta il profitto. Y può essere ottenuto in diversi modi, che possono essere usati anche in combinazione

    – ridimensionando x, cioè pagando meno personale, manutenzione, organizzazione
    – aumentando la quantità di denaro proveniente dai cittadini (bollette e sovvenzione pubblica, quest’ultima non verrebbe rimossa)

    Quello che mi chiedo è perché aggiungere y cioè il profitto al sistema. Solo perché non funziona? La soluzione è un migliore controllo degli abusi, non inserire aziende con scopo di lucro che, s’è visto nella storia recente, non garantiscono certo sempre il successo…

    • Gwilbor Says:

      Guarda che x contiene già il profitto: è appunto lo stipendio del personale (parole tue). Quindi non si deve aggiungere alcuna y. Anzi, in un mercato liberalizzato si ha la garanzia che x è il minore possibile, in quanto per vincere la gara di assegnazione l’azienda deve limare il più possibile i costi (nulla vieta in linea di principio al dirigente dell’azienda di assegnarsi un bonus x_1, ma così facendo aggiunge un rischio di perdere l’assegnazione, ed il rischio è direttamente proporzionale ad x_1).

      Al contrario, per come stanno le cose ora, è molto probabile che i vari cugini del sindaco messi a dirigere la municipalizzata si assegnino dei bei bonus x_1, x_2,… x_n anche molto alti mentre stanno a scaldare una poltrona in un ufficio, perché tanto non essendoci nessuna asta con concorrenti privati anno dopo anno sanno già che la gestione del servizio rimarrà in mano loro. E quindi x lievita…

  3. theDRaKKaR Says:

    No, Gwil, in economia profitto e salario sono due cose diverse.

  4. theDRaKKaR Says:

    No…

    Prendiamola dal verso opposto.

    L’apporto per una attività può essere:

    a) di lavoro
    b) di capitale

    Il lavoro è svolto in cambio del salario.
    Il capitale è investito per aumentarlo.

    Il primo si chiama lavoro dipendente.
    Il secondo impresa capitalistica.

    Fino ad oggi il servizio di captazione e diffusione dell’acqua potabile non è una impresa capitalistica, cioè lo scopo non è investire un capitale c per farlo aumentare c+n

    Naturalmente come qualsiasi attività COMPRESE QUELLE DICHIARATAMENTE NON A SCOPO DI LUCRO ha, se di una certa dimensione, lavoratori dipendenti stipendiati.

    Lo scopo di lucro si rifà semplicemente all’obbiettivo dell’ente: se l’obbiettivo è il lucro, il profitto, l’investimento, la moltiplicazione del capitale allora x+y

    Altrimenti x

    PS Non farmi l’eccezione delle piccole aziende tipo le srl dove il socio lavora anche: semplicemente in quel caso la stessa persona oltre ad investire un piccolo capitale apporta lavoro. È come se avesse un doppio ruolo (e tra l’altro per legge se l’azienda è molto piccola è anche il sindacato…)

    PPS Ti volevo rispondere su Blogger ma è morto…

    • Gwilbor Says:

      Cioè scusa… per gestire degli acquedotti ci vogliono dei capitali. Ci sono dei privati che possono fornire questi capitali, e tu non vuoi che questi privati ottengano un interesse per i loro investimenti?

      Oppure, detto altrimenti. Ora come ora la gestione pubblica ha un rapporto prezzo/qualità basso, perché essendo il gestore pubblico un monopolista per definizione, non ha interesse a soddisfare i clienti/cittadini. Si potrebbe introdurre della concorrenza in modo da ridurre gli sprechi. L’unico modo per farlo è mettere all’asta la gestione fra più enti privati. A me cittadino che mi frega se una parte dei soldi che ho pagato vanno a ricompensare l’apporto di capitale, considerato che:

      1. questo è l’unico modo praticabile per aumentare il rapporto qualità/prezzo del servizio
      2. I capitali investiti erano essenziali per la gestione privata
      3. Chi gode di quegli interessi se li è legittimamente guadagnati, in quanto si è privato di una parte dei suoi soldi per un certo periodo di tempo.

      Oppure, riassumendo tutto quanto scritto sopra in una frase: perché lo scopo di lucro dovrebbe essere una cattiva cosa in questo caso?

      • Gwilbor Says:

        Ovviamente nel secondo paragrafo volevo dire qualità/prezzo, non prezzo/qualità

      • theDRaKKaR Says:

        La tesi che siccome è un servizio pubblico allora ha un rapporto qualità/prezzo basso non vale per tutto. Ci sono servizi pubblici in molte regioni del centronord di eccellenza (e qualcuno al sud).

        Comunque, come ho scritto sotto, questa tesi è applicabile a tutto: qua per esempio il servizio di vigilanza è pessimo, che facciamo, privatizziamo la polizia?

  5. theDRaKKaR Says:

    Prendi tanti servizi statali e applica questo ragionamento:

    Polizia
    Giustizia
    Anagrafe

    Sono tutti servizi che costano, ma vorresti che fossero a scopo di lucro? No. E perché l’acqua sì. E allora perché no la Polizia. Chi decide dove fermarsi? Perché ci si era fermati all’acqua e ora invece si vuole spostare il “confine”?

    • Gwilbor Says:

      Sono tutti servizi che costano, ma vorresti che fossero a scopo di lucro? No. E perché l’acqua sì. E allora perché no la Polizia. Chi decide dove fermarsi? Perché ci si era fermati all’acqua e ora invece si vuole spostare il “confine”?

      Mi ricorda la retorica di chi era contro l’aborto ed il divorzio.

      • theDRaKKaR Says:

        Caduta di stile 😦

        Se pensi che l’acqua possa essere fonte di profitto, spiegami almeno perché!

  6. Gwilbor Says:

    Io condivido la tua impostazione, che i servizi di utilità pubblica, almeno in linea di principio, devono essere gestiti da enti pubblici e non privati. Ma bisogna tenere presente che questo è un ragionamento in linea di principio, molto utile per indirizzare la scelta quando il problema è poco conosciuto. Nulla vieta di applicarsi, studiare il problema, e ottenere delle risposte che vanno in senso contrario al principio.

    Tutti quelli che si “sporcano le mani” e smontano il problema per vedere in pratica come si può risolvere giungono alla conclusione che si può benissimo affidare la gestione ad un privato senza perderci nulla. Chi sostiene il contrario, guarda caso, ne fanno un problema di principio (come te) o, ancora peggio ideologico.

    Tu dovresti saperlo bene: tra un giudizio a priori ed uno a posteriori, quello a posteriori ha sempre la precedenza. Quello a priori si usa soltanto se è l’unico disponibile.

    Io forse posso essere poco convincente, ma è normale perché non ho una conoscenza di prima mano dell’argomento. È come pretendere una spiegazione della teoria dei quanti da uno che si è appena guardato una puntata di superquark. Quindi mi chiedo: i vari articoli e post che ho linkato nel mio blog li hai letti? Non li trovi persuasivi? Perché?

    • theDRaKKaR Says:

      Perché penso che possiamo, come collettività, sostenere il costo della captazione e distribuzione dell’acqua e contemporaneamente svolgere tale attività con efficienza (tra l’altro sia a Roma sia a Torino, città che conosco bene, il servizio è ottimo).

      Inoltre, proprio in questo periodo storico vuoi privatizzare l’acqua? Quando gli Stati sono dovuti intervenire coi soldi pubblici per tappare le enormi falle economiche create da imprenditori privati? Cosa ti serve per capire che cercare il lucro non è garanzia di efficienza, stabilità, trasparenza?

      • Gwilbor Says:

        Ma il decreto Ronchi non impone la privatizzazione, dà solo la possibilità. Quindi il fatto che un amministrazione pubblica riesca a gestire bene un acquedotto non è un motivo sufficiente per votare sì al referendum. Quello che dobbiamo discutere è se ci sia qualcosa di male nel farlo gestire da privati. Bisogna considerare che in generale (non ovunque ma in molti luoghi) la distribuzione è gestita male: gli acquedotti perdono mediamente il 30% dell’acqua immessa (mediamente, quindi dove la gestione non è buona si va sopra a questo valore). Le tariffe sono tenute artificiosamente basse (anche qui non sempre ma spesso) col risultato che nessuno ha interesse nell’estendere la copertura (si paga un sacco per poi guadagnarci poco) e quindi i paesini in Sicilia si trovano ancora oggi ad avere l’acqua razionata. Oltre a questo danno c’è la beffa, perché sempre in questi paesi le tasse si pagano eccome, tasse che in parte vanno a sussidiare il gestore dell’acqua in modo che possa tenere basse le tariffe, chiudendo così il circolo vizioso.

        Ripeto poi che l’acqua non vien privatizzata, questo dovresti saperlo bene e quindi mi stupisce che lo ripeti ancora ora.

        Se pensi che l’acqua possa essere fonte di profitto, spiegami almeno perché!

        Come sarebbe a dire? Dato che:
        – non c’è nulla di male nel generare profitto, si tratta solo di ripagare un investimento fatto con la dovuta ricompensa, esattamente come si ricompensa un artigiano per il lavoro svolto, quello che cambia è che nel primo caso la persona ha impiegato dei soldi, nel secondo la sua competenza ed il suo tempo.
        – I capitali servono perché la rete di distribuzione ha bisogno di ingenti investimenti per migliorarne la qualità e per estendere la copertura, e l’unico modo per attrarre capitali è quello di offrire la prospettiva di un guadagno (ti priveresti tu di 100.000 euro per riaverli, che so, dopo tre anni senza uno straccio di interesse?)
        – Gli investimenti vanno nell’interesse della collettività

        Sei tu che devi spiegare perché non dovrei ammettere la possibilità di profitto in questo caso!

        Per quanto riguarda le falle economiche, non mi sembra che le cose stiano proprio così. Nel caso della Grecia è lo stato a fallire. Nel caso dell’irlanda è vero che sono fallite le banche, ma perché lo stato aveva agito in modo da togliere il “moral hazard”, cioè aveva promesso alle banche che in caso di fallimento sarebbe intervenuto in prima persona per ripianare le perdite.

        Evitando di divagare, è ovvio che il lucro di per sé non è garanzia di nulla. Ma nessuno ha mai sostenuto nulla del genere. Non è un caso che anche negli stati più liberisti esistono authority ed organismi antitrust, e guarda caso anche il decreto Ronchi pretende che ci sia un authority che controlli l’operato dei privati.

  7. theDRaKKaR Says:

    Direi che le nostre posizioni sono inconciliabili: tu dici perché non trarre profitto dall’acquedotto? Trarre profitto potrebbe portare a un miglioramento dell’efficienza. Io dico perché trarre profitto dall’acquedotto? Trarre profitto potrebbe portare a speculazioni e inefficienze ancora peggiori.

    Alla fine nessuno di noi due ha la verità in tasca. Io penso che non si debba trarre profitto dall’acquedotto. Non posso in alcun modo dimostrare che sia peggio o meglio, è solo una questione di principio. Tu invece non hai questo principio, ma non puoi dimostrare che sarà peggio o meglio.

    • Gwilbor Says:

      Nessuno di noi due ha la verità in tasca, ma per tua stessa ammissione il tuo si tratta di un ragionamento di principio, indimostrabile. Il mio invece è un ragionamento a posteriori, basato sul parere degli esperti che hanno analizzato razionalmente ed empiricamente la questione ed hanno raggiunto conclusioni opposte. Io posso benissimo dimostrare ciò che dico. Basta documentarsi, come ho fatto qui: https://gwilbor.wordpress.com/2011/05/17/ancora-acqua/

      Io non ho nulla contro i giudizi a priori, ma quando vengono smentiti dai giudizi a posteriori, e ciò nonostante continuiamo a sostenerli, allora bisogna rendersi conto di ciò che sono veramente: dei dogmi, delle verità di fede.

  8. theDRaKKaR Says:

    Un po’ poco per “dimostrare”. Io posso portati una marea di esempi di privatizzazioni fallite in Italia e altrove. L’autore di quel libro, tra l’altro non è nemmeno annoverato tra i migliori economisti del mondo. Aggiungi che, anche ad essere il migliore economista del mondo, bisogna accettare il fatto non c’è quasi nulla di prevedibile in economia. Quello che funziona in un dato tempo e un dato luogo può essere disastro in un tempo o un luogo differente. La quasi totalità dei migliori economisti del mondo non ha previsto la crisi del 2009.

    Tra l’altro nell’articolo si fanno esempi di paesi in via di sviluppo o peggio, dove si partiva da situazione disastrose e quindi “ci voleva poco” per migliorare.

    Spero che converrai con me che la tua tesi di successo vale quanto la mia di insuccesso.

    Comunque, al di là di questo, credo che sia sbagliata l’idea di tentare di risolvere l’inefficienza dei servizi pubblici appaltandoli ai privati e autorizzarci a lucrarci.

    Ti dirò di più, dopo il 2009 molti economisti si sono interrogati seriamente sulla validità delle tesi del liberismo economico e dell’idea che il mercato si regola da sé. Tutto quell’entusiasmo per le privatizzazioni si è spento nella marea di denaro pubblico speso da molti governi per arginare i danni di coloro che fanno di mestiere i “lucratori” (tra virgolette perché non vuole essere dispregiativo).

    Tale evento è definibile come “statalismo coatto”, nel senso che gli stati hanno preso in mano aziende private o erogato contributi ad aziende privati perché costretti dal tentativo di evitare un collasso da effetto domino.

    Insomma alla fine la questione è questa. L’inefficienza di una attività pubblica è una regola? E l’efficienza di una attività privata è una regola? Le risposte sono, no e no.

  9. Gwilbor Says:

    Ti dirò di più, dopo il 2009 molti economisti si sono interrogati seriamente sulla validità delle tesi del liberismo economico e dell’idea che il mercato si regola da sé.

    Appunto ci vogliono le authority… stai banalizzando il problema in modo impressionante, sembra di sentire un creazionista che parla di dna. Il problema è che la mia opinione non è mia ma è degli esperti di settore, chi invece sostiene il sì al referendum non ha nessuno alle spalle solo demagogia e tanta mistificazione.

    Insomma alla fine la questione è questa. L’inefficienza di una attività pubblica è una regola? E l’efficienza di una attività privata è una regola? Le risposte sono, no e no.

    Col cavolo, questo è un punto di partenza su cui siamo d’accordo entrambi. La questione è questa: qual è il modo migliore di migliorare la qualità del servizio e di tutelare un bene essenziale come l’acqua?

  10. theDRaKKaR Says:

    Ma la smetti di dire cosa sto facendo e a chi assomiglio secondo il tuo parere? È già la seconda volta che ci provi… Ma sei nervoso? Se sei nervoso è inutile continuare.

    • Gwilbor Says:

      Non sono nervoso, il mio tono è neutro. Mi spiace averti offeso, non ne avevo l’intenzione. È che ho passato mesi a informarmi su problemi economici e politici, cercando fonti di informazioni critiche, non pretendo di avere accesso alla verità assoluta ora, ma comunque non riesco ad accettare una posizione del tipo “nessuno dei due può dimostrare alcunché”. Leggi noiseFromAmerika, leggi gli ultimi articoli che ho postato, che sono una piccola rassegna stampa sul referendum. Anch’io provengo come te da un’impostazione di sinistra e principalmente socialista, e non lo rinnego, ma a malincuore sono stato costretto dalla razionalità degli argomenti degli altri a rivedere alcune mie posizioni su problemi particolari. E, se permetti, ritengo di averci guadagnato con questo cambio.

      • theDRaKKaR Says:

        Ehm dare del “di sinistra” a me è la cosa più offensiva che tu potessi fare.

        Comunque mi pare che, al di là della questione di principio (per me il servizio idrico pubblico non deve fare profitto, per te sì), l’altra questione che hai citato, meno etica e più scientifica, per così dire, è riducibile in: il servizio idrico pubblico che fa profitto è per forza di cose migliore. Ciò, come detto prima, non è un assioma e né tu né le tue fonti, nonostante i tanti esempi virtuosi elencati, potete affermare che facendo così avremo sicuramente un servizio idrico migliore: c’è un alea che è irriducibile.

        Se tu unisci a quest’alea il principio per cui il profitto deve stare fuori dal servizio pubblico idrico hai le motivazioni del SÌ: non è solo questione di principio.

        PS Le autorithy c’erano già, ma la crisi è arrivata lo stesso…

  11. Ancora acqua /2 « la Bacheca di Gwílbor Says:

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  12. theDRaKKaR Says:

    Dopo la prima riga doveva esserci una faccina, questa 😀

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