Addio, Christoper Hitchens

Oggi all’alba (la sera di giovedi in America) è stata data la notizia della morte di Christopher Hitchens.

Non è un fulmine a ciel sereno: Hitchens da anni era in cura per un tumore all’esofago, sul cui decorso nessuno non c’erano molti dubbi. Ciò nonostante, Hitchens è rimasto lucido e combattivo come sempre. Anzi, la malattia ha dato ancora pià forza alle sue parole.  Hitchens negli ultimi anni era diventato la testimonianza vivente di come si può vivere gli ultimi anni della propria vita felicemente e lucidamente, e se è vero che probabilmente avrebbe fatto volentieri a meno di questo ruolo, ciò nondimeno lo ha accettato fino in fondo: ha sempre parlato apertamente del suo stato di salute, ed ha sempre risposto direttamente, alle curiosità degli intervistatori che chiedevano se fosse fosse cambiato qualcosa, se si fosse ammorbidito, se era grato ai credenti che pregavano per la sua salute.
Questo è ciò che colpisce di più di lui oggi, ma sarebbe riduttivo considerare solamente gli anni da malato di Hitchens. Per tutta la sua vita è stato un giornalista ed un ateo militante. Estremamente prolifico, ha sempre saputo non solo argomentare a fondo le sue opinioni, ma anche esporle in ottima prosa. Quando si legge un saggio di Hitchens o si ascolta uno dei suoi tanti dibattiti, si è indecisi se lodare di più la profondità di ragionamento o l’abilità retorica.

Per onorarlo, ho deciso di pubblicare (tradotto) una delle sue lettere più belle. È stata scritta otto mesi fa, quando Hitchens dovette rinunciare a partecipare al convegno degli Atei Americani a causa di un attacco di afonia. Nonostante quello che si potrebbe pensare, non fu uno dei suoi ultimi scritti: nonostante la chemioteriapia ne limitasse la capacità di muoversi e di esprimersi, in questi mesi Hitchens ha continuato a scrivere, e solo due mesi ha fatto il suo ultimo discorso in pubblico. Nonostante le guance scavate e qualche occasionale colpo di tosse, Hitchens è stato memorabile anche in quell’occasione, non solo pronunciando un discorso che non ha deluso le aspettative, ma dopo la cerimonia si è reso protagonista di un commovente incontro con una bambina di 8 anni che poco prima aveva preso la parola per chiedergli, con quella ingenua ma onesta ed innocenza di cui solo i bambini sono capaci, “quali libri dovrei leggere?”. Oggi, non posso evitare di pensare che nessuno scrittore avrebbe saputo trovare una migliore uscita di scena per un personaggio come Hitchens.

Ma sto divagando. Come ho detto, questa lettera non fu uno dei suoi ultimi scritti, ma ciò nonostante è praticamente impossibile non interpretarla come il suo testamento spirituale. Mi scuso se la traduzione non è all’altezza dell’autore, io non sono un professionista, mentre Hitchens era un maestro della penna. Spero solo che nonostante i miei errori, il pensiero di Hitchens passi sostanzialmente inalterato. (Originale qui)

Cari compagni non credenti,

Niente avrebbe potuto trattenermi dall’unirmi a voi eccetto la perdita della mia voce (per lo meno la mia voce parlante), che è momentaneamente occupata con un lungo dibattito che sto attualmente tenendo con lo spettro della morte. Nessuno vince mai il dibattito, però ci sono dei validi argomenti da fare mentre la discussione va avanti. Ho scoperto, via via che il nemico mi diventa più familiare, che tutte le suppliche per la salvezza, la redenzione ed il soprannaturale mi appaiono ancora più vuote ed artificiose di prima. Spero di continuare a sostenere e trasmettere queste lezioni ancora per diversi anni, ma intanto trovo che la mia fiducia sia meglio riposta in due cose: le abilità ed i principi della scienza medica avanzata, ed il cameratismo di innumerevoli amici e della famiglia, ognuno di loro immune alle false consolazioni della religione. Sono queste forze assieme ad altre che affretteranno il giorno in cui l’umanità si emanciperà dalle manette forgiate dalla mente della servilità e della superstizione. È la nostra innata solidarietà, e non un qualche despota del cielo, la fonte della nostra moralità e del nostro senso di civiltà.

Tale essenziale senso di civiltà è oltraggiato ogni giorno. Il nostro nemico teocratico è davanti a noi. Proteiforme, si estende dalla manifesta minaccia dei mullah dotati di armi nucleari alle insidiose campagne per far insegnare ridicole pseudoscienze nelle scuole americane. Ma in anni recenti, ci sono stati segni incoraggianti di una genuina e spontanea resistenza a queste meschine assurdità: una resistenza che ripudia il diritto dei bulli e dei tiranni di pronunciare l’assurda affermazione di avere dio dalla propria parte. Avere avuto una piccola parte in questa resistenza è stato il più grande onore di tutta la mia vita: lo schema e l’origine di ogni dittatura è la resa della ragione all’assolutismo, e l’abbandono dell’indagine critica ed obiettiva. Il nome comune di questa illusione letale è religione, e dobbiamo imparare nuovi modi per combatterla nella sfera pubblica, proprio come abbiamo imparato a liberare noi stessi nel privato.

Le nostre armi sono la mente ironica contro quella letterale: la mente aperta contro quella credula; la ricerca coraggiosa della verità contro le forze terribili ed abiette che metteno limiti all’indagine (e che affermano stupidamente che abbiamo già tutta la verita di cui abbiamo bisogno). Forse soprattutto, noi affermiamo la vita al di sopra dei culti di morte e dei sacrifici umani e siamo spaventati non da una morte inevitabile, ma piuttosto da una vita umana che viene storpiata e distorta dal bisogno patetico di offrire adulazioni sciocche, o dalla squallida credenza che le leggi della natura rispondano alle lamentazioni ed agli incantesimi.

Come eredi di una rivoluzione laica, gli atei americani hanno una speciale responsabilità nel difendere e sostenere la Costituzione che sorveglia il confine fra Chiesa e Stato. Anche questo è un onore ed un privilegio. Credetemi quando dico che sono con voi, anche se non fisicamente (e solo metaforicamente in spirito…) Siate decisi nella costruzione del muro di separazione di Thomas Jefferson. E non abbiate fede.

Con sincerità
Christopher Hitchens

Addio, Hitch.

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