Perché il KDS non conviene

L’argomento di questo post è un dispositivo che ha fatto scalpore qualche settimana fa. Uno dei primi a parlarne è stato il Fatto Quotidiano con questo articolo; ciò nonostante  questa “centralina” che permetterebbe di ridurre il consumo di carburante è rimasta circondata da un alone di mistero. Di recente è stato pubblicato un video di una prova su strada che finalmente permette di farsi un’idea un po’ più chiara di ciò che il KDS è capace di fare. Purtroppo, il video conferma anche i dubbi degli scettici come me. La risposta veloce è infatti che il gioco non vale la candela.

Dal video infatti, se si mettono da parte per un momento le dichiarazioni entusiastiche dell’inventore e le varie spiegazioni metaforiche, si possono capire diverse cose.

L’invenzione modifica lo stile di guida del guidatore. La modifica maggiore consiste nel distacco automatico della frizione quando si rilascia l’acceleratore, creando così un doppio effetto: si ottiene una macchina dotata di ruota libera (come le comuni biciclette, dove puoi continuare ad avanzare senza dover usare i pedali), ed inoltre si spinge il guidatore a guidare “ad impulsi”, cioè accelerando per un tratto iniziale e lasciando scorrere la macchina  senza freno motore, fino a che gli attriti (che ci sono sempre) non hanno ridotto sensibilmente la velocità, al che il ciclo può ricominciare con un’altra spinta.

Chi è pratico di ecodriving sa già quindi di cosa si tratta: in internet è pieno di siti che spiegano questa tecnica. Si chiama Pulse & Glide (P&G) e si può applicare su qualsiasi veicolo senza installare nulla: basta accelerare con decisione tenendo il motore nell’intorno della coppia massima (anche premendo il pedale a fondo), per poi premere la frizione e lasciare che la macchina prosegua per inerzia (ed ovviamente togliendo il piede dall’acceleratore). È vero che nel mentre il motore rimane acceso con la frizione inserita si consuma un po’ di carburante per nulla, ma questo spreco è più che bilanciato dal fatto che nella fase di accelerazione il motore viene usato in un regime estremamente efficiente, più efficiente di un’andatura a velocità costante con marcia inserita. L’invenzione di Grieco altro non è che un automatismo che obbliga il conducente a modificare il proprio stile di guida in modo da applicare il P&G senza sapere di cosa si tratta. Quindi, limitatamente al problema del “funziona o no”, si può dire che l’invenzione funziona.

Ma questo non conclude la questione. Infatti, a me sembra di aver capito che il dispositivo di Grieco costa qualcosa sull’ordine del migliaio d’euro. La vera domanda è quindi se la funzione svolta dal dispositivo vale quella cifra. Secondo me, e lo dico avendo provato il P&G, decisamente no: chi vuole modificare il proprio stile di guida può farlo benissimo gratis.

Ma non solo, ci sono anche altre considerazioni da fare che abbassano ancora la presunta convenienza del KDS (nonché del P&G in generale, che nonostante la comprovata efficienza è sempre rimasto un fenomeno di nicchia praticato regolarmente da pochi fissati dell’ecodriving). Infatti aumentano gli stress sulla frizione (che ha una durata di vita limitata, non dimentichiamocelo) nonché sul motore: infatti la zona di coppia massima corrisponde anche, inevitabilmente, alla zona di massimo sforzo meccanico. Ed ancora: quanto è compatibile con il traffico questa guida? Pochissimo, questo lo posso garantire per esperienza diretta. Il P&G si applica bene quando ci sono poche macchine. E quanto è compatibile con la sicurezza di guida e con il semplice comfort di marcia? Anche qui, bastano poche prove per capire che il P&G ha dei limiti.

Fin qui ho parlato dell’invenzione, disinteressandomi dell’inventore. Ma qualcosa bisogna dire su Grieco e le sue “spiegazioni”.

Uso le virgolette perché Grieco in questo ed altri video evita di spiegare esattamente come funziona il sistema. Quello che fa è nel video è di rifarsi a concetti altisonanti e a principi fisici che in realtà non è molto capace di padroneggiare. Sarebbe interessante fare un’analisi “frase per frase” di tutte le affermazioni di Grieco, ma va oltre alla mia disponibilità di tempo.

La pseudospiegazione per eccellenza qui è la curva cicloide. È vero che la curva cicloide ha proprietà interessanti (in particolare quella illustrata da Grieco è la brachistocronia, per i curiosi si può trovare una spiegazione rigorosa di questo parolone su Wikipedia), ma sono proprietà che discendono dal fatto che il moto è causato esclusivamente dalla gravità e dalla geometria del tragitto. Il risparmio del P&G NON dipende da questi fattori, anzi ne è totalmente indipendente (su una strada piatta come un biliardo si risparmia che è un piacere, cioè proprio quando la gravità non influisce sul moto). Il P&G funziona perché i motori automobilistici hanno un consumo specifico (nel senso di carburante per unità di potenza, litri su watt insomma) che è minimo in una zona precisa di funzionamento. Sfido chiunque a dimostrare la connessione fra i due fenomeni.

Grieco inoltre continua a passare da affermazioni corrette a falsità più o meno palesi senza soluzione di continuità. Ad un certo punto (al minuto 10) afferma che la macchina “va più veloce”, ma è una affermazione senza senso visto che l’accelerazione è comandata dall’acceleratore esattamente come prima. Subito dopo aggiunge che  “le prestazioni migliorano” (e questo è vero) e che “la macchina è più fluida” (cosa falsa sotto ogni punto di vista, sia perché visto che la trasmissione rimane inalterata allora anche gli attriti rimangono identici a prima, sia perché adesso l’andatura non è più regolare ma ad impulsi).

Ma perché Grieco si affida a queste pseudospiegazioni? Difficile a dirsi, ed i processi alle intenzioni sono sempre operazioni antipatiche. Riesco a pensare a due motivi, nessuno dei due lusinghiero nei confronti dell’inventore. Potrebbe dipendere dal fatto che non avendo studiato fisica, Grieco non abbia molto chiaro il principio di funzionamento. È un tecnico, un artigiano molto bravo che “pensa con le mani”, e non c’è dubbio che, come ho già detto, la sua invenzione funziona. Non voglio con questo discorso svalutare i tecnici e gli artigiani, come se fossero dei vili maccanici. Ma dato che Grieco è il primo a invocare i principi fisici in suo aiuto, allora è del tutto lecito far notare che si è avventurato in un campo che evidentemente non padroneggia bene. La seconda ipotesi è che ci sia della malizia da parte di Grieco, perché una spiegazione rigorosa svela anche il fatto che l’invenzione non vale il suo prezzo. La pseudospiegazione è funzionale alla vendita del prodotto insomma: con il suo richiamo a geni del passato come Galileo e a altisonanti principi fisici fa sembrare rivoluzionaria una invenzione che in realtà non lo è per niente.

Per una sana epistemologia

Poniamo che su quel muro sia dipinto uno splendido trompe l’oeil che intende ingannarmi, come porta vera (e aperta), come rappresentazione con finalità estetiche di una porta aperta, come simbolo di ogni Varco a un Altrove, e così via, forse all’infinito. Ma se l’interpreto come vera porta aperta e cerco di attraversarla, batto il naso contro il muro. Il mio naso ferito mi dice che il fatto che cercavo di interpretare si è ribellato alla mia interpretazione.

Umberto Eco

Sproloquio di un uomo per la festa della donna

Ogni tanto mi ricordo di un episodio che mi è capitato qualche anno fa, una semplice frase pronunciata da un ospite di un trasmissione televisiva. Una sola frase, ma di quelle che ti rimangono scolpite nella memoria. Quella volta dovevo uscire di casa a notte fonda, per andare all’aeroporto a riprendere mio fratello con la macchina, e nell’attesa mi misi a guardare la tv, nella speranza di beccare un programma abbastanza interessante da tenermi sveglio. Alla fine mi ritrovai a seguire una di quelle trasmissioni dedicate alle “questioni di cuore” (non ricordo il titolo). Quella sera in particolare  il tema della puntata era l’omosessualità, e la presentatrice affrontava il tema intervistando (in modo molto informale, praticamente una chiaccherata) i membri di una associazione omosessuale, cercando di far venire fuori opinioni, storie, spunti di riflessione. Ad un certo punto la presentatrice chiede perché sono tutti maschi, visto che in teoria l’associazione è composta sia da donne che uomini. La risposta fu (almeno per me) agghiacciante: le donne semplicemente non se l’erano sentita di apparire in tv, perché per loro apparire in pubblico aveva delle conseguenze molto peggiori rispetto a loro omosessuali maschi; mentre un gay poteva tutto sommato farsi riconoscere come tale in pubblico e continuare a fare la propria vita, per una lesbica il rischio di subire ritorsioni e insulti era enormemente più concreto. La frase di uno degli ospiti che fu: “Loro sono discriminate due volte. Una volta in quanto donne, ed una seconda in quanto lesbiche.”

Possibile? E perché no? L’Italia sarà anche il paese dove l’uguaglianza dei sessi è sancita dalla costituzione. Sarà anche il paese dove le università e le aziende sono piene di studentesse e lavoratrici.  Sarà anche il paese che ha abolito le attenuanti in caso di “omicidio d’onore”, e che più recentemente ha riconosciuto lo stupro come delitto contro la persona e non contro la morale. Per fare un paragone, non c’è dubbio che siamo in una situazione molto migliore rispetto all’Arabia Saudita: le donne qui sono libere di circolare non accompagnate, e la loro testimonianza in tribunale vale quanto quella di un uomo.

Però l’Italia è tutt’ora un paese dove chi dice “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” è convinto di fare un complimento. Dove chi fa pubblicità per i surgelati presuppone che l’aspirazione delle donne è riuscire a farsi “portare fuori” la sera dai propri mariti. Dove l’ex primo ministro non si fa problemi a rivelare con le proprie battute una certa difficoltà ad instaurare con le donne un rapporto alla pari (“Noi siamo tombeur de femmes“, “Io ebbi anche a fare la corte alla presidente della Finlandia”, “Nella giovane coppia [la donna] dovrebbe cercarsi un figlio di Berlusconi o di un altro che non avesse di questi problemi, questo lei col sorriso che ha dovrebbe anche permetterselo”). L’Italia è il paese dove anche la trasmissione tv più progressista che conosco (Che tempo che fa) ha la classica valletta, una donna di bella presenza il cui unico compito è quello di sorridere alla telecamera e leggere un breve testo preparato in anticipo. L’Italia è anche il paese dove una donna non può disporre liberamente del proprio corpo: dove ci sono limitazioni per la fecondazione assistita; ogni interruzione di gravidanza è ostacolata dagli obiettori di coscienza. E questi sono solo gli esempi di cui ho avuto una percezione diretta, sicuramente c’è molto altro.

La rivoluzione femminista ancora non è completata. Oltre alla grande sfida di portare la parità dei sessi nei paesi musulmani (e non solo), la battaglia continua anche qui dove gli ostacoli legali sono stati rimossi, ma ancora troppo spesso ci si scontra con una mentalità retrograda. Alcune chiese cristiane negli stati uniti ancora oggi predicano la sottomissione della donna al marito. Qui in Europa e negli stati latini la maggiore religione, cioè la Chiesa Cattolica, rivendica come diritto esclusivamente maschile quello di governare la comunità. In generale, ancora troppo spesso noi uomini non riusciamo a prendere sul serio il punto di vista delle donne. Eppure non è difficile. A volte, basta semplicemente saper ascoltare.

E dato che io non sono una donna, per oggi ho parlato anche troppo. Forza ragazze, è ancora il vostro turno di parlare, non permettete che gli uomini ve lo rubino.

Viva le donne, viva il femminismo, onore all’avvocata Tina Lagostena Bassi.