Sproloquio di un uomo per la festa della donna

Ogni tanto mi ricordo di un episodio che mi è capitato qualche anno fa, una semplice frase pronunciata da un ospite di un trasmissione televisiva. Una sola frase, ma di quelle che ti rimangono scolpite nella memoria. Quella volta dovevo uscire di casa a notte fonda, per andare all’aeroporto a riprendere mio fratello con la macchina, e nell’attesa mi misi a guardare la tv, nella speranza di beccare un programma abbastanza interessante da tenermi sveglio. Alla fine mi ritrovai a seguire una di quelle trasmissioni dedicate alle “questioni di cuore” (non ricordo il titolo). Quella sera in particolare  il tema della puntata era l’omosessualità, e la presentatrice affrontava il tema intervistando (in modo molto informale, praticamente una chiaccherata) i membri di una associazione omosessuale, cercando di far venire fuori opinioni, storie, spunti di riflessione. Ad un certo punto la presentatrice chiede perché sono tutti maschi, visto che in teoria l’associazione è composta sia da donne che uomini. La risposta fu (almeno per me) agghiacciante: le donne semplicemente non se l’erano sentita di apparire in tv, perché per loro apparire in pubblico aveva delle conseguenze molto peggiori rispetto a loro omosessuali maschi; mentre un gay poteva tutto sommato farsi riconoscere come tale in pubblico e continuare a fare la propria vita, per una lesbica il rischio di subire ritorsioni e insulti era enormemente più concreto. La frase di uno degli ospiti che fu: “Loro sono discriminate due volte. Una volta in quanto donne, ed una seconda in quanto lesbiche.”

Possibile? E perché no? L’Italia sarà anche il paese dove l’uguaglianza dei sessi è sancita dalla costituzione. Sarà anche il paese dove le università e le aziende sono piene di studentesse e lavoratrici.  Sarà anche il paese che ha abolito le attenuanti in caso di “omicidio d’onore”, e che più recentemente ha riconosciuto lo stupro come delitto contro la persona e non contro la morale. Per fare un paragone, non c’è dubbio che siamo in una situazione molto migliore rispetto all’Arabia Saudita: le donne qui sono libere di circolare non accompagnate, e la loro testimonianza in tribunale vale quanto quella di un uomo.

Però l’Italia è tutt’ora un paese dove chi dice “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna” è convinto di fare un complimento. Dove chi fa pubblicità per i surgelati presuppone che l’aspirazione delle donne è riuscire a farsi “portare fuori” la sera dai propri mariti. Dove l’ex primo ministro non si fa problemi a rivelare con le proprie battute una certa difficoltà ad instaurare con le donne un rapporto alla pari (“Noi siamo tombeur de femmes“, “Io ebbi anche a fare la corte alla presidente della Finlandia”, “Nella giovane coppia [la donna] dovrebbe cercarsi un figlio di Berlusconi o di un altro che non avesse di questi problemi, questo lei col sorriso che ha dovrebbe anche permetterselo”). L’Italia è il paese dove anche la trasmissione tv più progressista che conosco (Che tempo che fa) ha la classica valletta, una donna di bella presenza il cui unico compito è quello di sorridere alla telecamera e leggere un breve testo preparato in anticipo. L’Italia è anche il paese dove una donna non può disporre liberamente del proprio corpo: dove ci sono limitazioni per la fecondazione assistita; ogni interruzione di gravidanza è ostacolata dagli obiettori di coscienza. E questi sono solo gli esempi di cui ho avuto una percezione diretta, sicuramente c’è molto altro.

La rivoluzione femminista ancora non è completata. Oltre alla grande sfida di portare la parità dei sessi nei paesi musulmani (e non solo), la battaglia continua anche qui dove gli ostacoli legali sono stati rimossi, ma ancora troppo spesso ci si scontra con una mentalità retrograda. Alcune chiese cristiane negli stati uniti ancora oggi predicano la sottomissione della donna al marito. Qui in Europa e negli stati latini la maggiore religione, cioè la Chiesa Cattolica, rivendica come diritto esclusivamente maschile quello di governare la comunità. In generale, ancora troppo spesso noi uomini non riusciamo a prendere sul serio il punto di vista delle donne. Eppure non è difficile. A volte, basta semplicemente saper ascoltare.

E dato che io non sono una donna, per oggi ho parlato anche troppo. Forza ragazze, è ancora il vostro turno di parlare, non permettete che gli uomini ve lo rubino.

Viva le donne, viva il femminismo, onore all’avvocata Tina Lagostena Bassi.

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3 Risposte to “Sproloquio di un uomo per la festa della donna”

  1. Adriano Esposito Says:

    > E dato che io non sono una donna, per oggi ho parlato anche troppo

    Per quel che ne so sei la dimostrazione vivente che questo modo di dire è solo un luogo comune =D

    “Molto peggiore” non si scrive.

    La libertà e l’emancipazione della donna sta nel fare quel che desidera e non quel che desiderano gli uomini. Scelta libera, anche di fare la valletta o la pornostar. Non è il ruolo in sé che è sbagliato: se noi uomini decidiamo che una donna non deve fare la valletta perché è degradante, che stiamo facendo se non imporre il nostro punto di visto, ancora una volta, alle donne?

    • Gwilbor Says:

      Vero. Ma io non sono infastidito dal fatto che una valletta decida di fare la valletta anche perché in generale può essere un ruolo perfettamente in linea col tipo di trasmissione. Mi dà però un po’ da pensare che una persona (Fazio in questo caso) nel preparare il format del suo programma (che ripeto, è un programma di contenuti più che di immagine), abbia sentito il bisogno di inserirci una valletta.


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