Violenza sulle donne, uno spunto “biologico” da tenere presente.

Visto che è già stato detto praticamente tutto sulla violenza sulle donne, provo a buttare lì un’idea che sto rimuginando da un po’ di tempo. Si tratta in pratica di vedere la questione con un approccio biologico, o meglio etologico, per vedere di trovare qualche spunto di riflessione interessante. Può darsi che qualcuno (o meglio qualcuna) storcerà il naso nel corso della lettura, ma assicuro che lo scopo del post è quello di stroncare un certo tipo di ragionamento maschilista.

Infatti capita che, quando si parla di violenza sulle donne, qualcuno (soprattutto di sesso maschile) storca il naso, e controbatta che non ci sono prove che gli uomini siano innatamente o culturalmente più inclini alla violenza delle donne, e che quindi non ci sia nulla di speciale nel fatto che un certo numero di donne sia vittima di violenze da parte degli uomini: dopotutto è un fatto che gli individui violenti esistono, e dato che tali individui sono violenti in generale e non contro un sesso specifico, tra le vittime ci saranno sia uomini che donne. Morale: le donne dovrebbero smetterla di lamentarsi e accettare il fatto che si trovano nella stessa situazione degli uomini.

Ma andiamo per ordine. Nella specie umana è presente un certo grado di quello che si chiama dimorfismo sessuale, ovvero succede che le caratteristiche fisiche dell’uomo non sono le stesse di quelle della donna. E fin qui non credo di dire nulla di nuovo, penso che tutti quelli che hanno più di 4 anni ne siano più o meno al corrente. In realtà questo dimorfismo non è estremo (ci sono specie animali dove maschi e femmine sembrano appartenere a specie diverse), ma comunque c’è. Concentriamoci su un paio di dati molto semplici: il peso e la statura. Perché ho scelto questi due dati? Per due motivi: primo sono facili da censire e reperire su internet, secondo sono dei buoni indicatori, nel caso di lotta fra due persone, di chi dei due avrà la meglio sull’altro.

Casomai vi venissero in mente delle obiezioni, già da ora è bene chiarire sì, è vero, questi fattori non sono vincolanti e l’esito di uno scontro in realtà è molto più imprevedibile, ma al tempo stesso è anche vero che quando si analizza una popolazione nel complesso quello che conta di tutta la casistica è l’esito più probabile, e che quindi è lecito affrontare il problema dal punto di vista statistico. Questo aspetto sarà più chiaro nel proseguo del ragionamento, o almeno lo spero.

Allora, un recente censimento (vedi nota a fondo pagina) dice che la statura media maschile è di 168 centimetri, quella femminile di 157 centimetri; il peso medio maschile è di 75 kg, quello femminile è 65 kg. Quindi, grazie alla proprietà della statistica, si può dire che, semplicemente prendendo a caso un uomo ed una donna fra la popolazione, l’uomo di media sarà più alto della donna di 11 cm e sarà anche più pesante di 10 kg. Ovviamente i singoli casi possono essere più disparati, e può benissimo darsi che un uomo mingherlino si troverà a che fare nell’arco della sua vita con un donnone che lo sovrasta fisicamente. Ciò nonostante, è chiaro che per ogni individuo della popolazione eterosessuale umana (cioè per tutte le persone che cercano di instaurare un rapporto di coppia con una persona di sesso opposto) valgono le seguenti due proposizioni:

  1. Fra tutte le coppie che si formano comunemente, è molto più probabile che sia l’uomo ad essere più pesante ed alto della donna rispetto al viceversa.
  2. Nella maggior parte dei casi la differenza sarà nell’intorno della differenza delle medie appena citate.

Ora, bisogna notare che la differenza ricavata appena sopra (una decina di centimetri ed una decina di kg) non è per nulla trascurabile in caso di ricorso alla violenza di uno dei due partner. Quindi possiamo scrivere una prima conclusione intermedia (no, mi spiace, il ragionamento completo non è ancora finito, portate pazienza):

  • Se in una coppia uno dei due partner fa ricorso alla violenza, nella maggior parte dei casi sarà l’uomo ad avere la meglio.

Lo scopo di questo mio “spiegone” sull’altezza ed il peso è quello di stroncare alla radice la linea di pensiero che ho esposto nel secondo paragrafo, svelandone l’ipocrisia e l’ignoranza di fondo. Perché, ammesso e non concesso che gli istinti e la cultura non aumentino la propensione degli uomini ad essere violenti sulla donna (cosa che dubito comunque), non si può trascurare l’incentivo rappresentato dal semplice dimorfismo fisico.

Notare che qui “incentivo” è la parola chiave. Quando si ha a che fare con i casi singoli, si può dire poco sul comportamento perché ognuno di noi tende a deliberare sulle proprie azioni in base a principi morali, principi deontologici, promesse e chi più ne ha più ne metta. Ma quando si passa ad analizzare le popolazioni, si scopre che tutti questi fattori, essendo estremamente variabili, tendono a scomparire, ed il comportamento prevalente è quello che ci si aspetta prendendo in considerazione solo quegli stimoli più diffusi nella popolazione. È chiaro che il corpo che uno si ritrova è solo uno dei tanti aspetti che possono influenzare il comportamento di una persona, però:

  1. è comunque una caratteristica che ha influenza sul comportamento (se peso 50 kg mi guardo bene dal cercare rogne, mentre se sono un metro e novanta per cento chili posso prendere in considerazione l’idea di usare la minaccia fisica per “regolare i conti” con le persone);
  2. come dimostrato nella prima parte dell’articolo, tale caratteristica è fortemente correlata al sesso della persona.

Quindi (finalmente siamo giunti alla conclusione, se il lettore non ha già abbandonato la lettura sopraffatto dalla pesantezza della mia esposizione) non è vero che le donne si trovano nella stessa situazione degli uomini: la realtà è che già considerando dei fattori molto banali come la statura, il rischio che una donna subisca una violenza (o anche un abuso psicologico, se è imposto con la minaccia di una violenza) è molto più alto del rischio relativo all’uomo. E questo, oltre ad essere vero in generale (le violenze capitano anche per strada), è specialmente vero in situazioni come la relazione eterosessuale, dove per definizione si ha un confronto fra una donna ed un uomo.

Quindi cari criticoni, poche storie: la violenza sulle donne è un caso particolare, e richiede un’attenzione particolare. Ogni iniziativa intesa a porre l’attenzione della società sulla questione è sacrosanta.

Nota: le cifre sono prese dallo studio NAHNES del 2006, facilmente consultabile sul portale Wolfram Alpha con query del tipo “mean male human weight” e così via.

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