Argomentare male una giusta causa

Tutto comincia da questa pubblicità progresso.

Oramai sono talmente abituato a imbattermi in video, immagini o post in genere in qualche modo “truffaldini” che per me è quasi istintivo notare se c’è qualcosa che non va. Prima ancora di fare una ricerca su internet, una sola visione di questo video è stato sufficiente per far alzare alcune “bandierine rosse”.

Chiariamo subito che non è il messaggio finale ad avere problemi. Per quanto ne so è vero e deve essere preso seriamente: recentemente una ricerca ha stimato che il 40% delle vittime di violenza domestica è costituito da uomini.

C’è qualcosa che non va nell’altro messaggio che il video sembra voler esprimere. Cioè che esista una discriminazione al contrario, per cui gli uomini rischiano di subire di più una violenza rispetto a una donna semplicemente perché la cultura si è abituata a soccorrere solo le donne, lasciando gli uomini da soli. Il video ce lo dimostra (o vorrebbe dimostrarlo) con una candid camera. Ed è qui che cominciano i problemi.

Punto primo: si pretende di dimostrare qualcosa facendo una prova (una sola prova) per ciascuna delle due situazioni. Ma il fatto che il pubblico reagisca in un certo modo in una occasione non vuol dire quello sia un comportamento tipico: ci sono tante variabili in gioco che non permettono di generalizzare il risultato. Per esempio il carattere delle particolari persone presenti, o il numero di persone presenti (esiste l’effetto bystander, che abbassa le probabilità di un intervento).

Punto secondo: si vede a colpo d’occhio che i due attori non hanno la stessa corporatura. Chi ha prodotto il video poteva scegliere due persone alte uguali e con corporatura simile, in modo da vedere in modo rigoroso quanto influisce il sesso della vittima (e solo quello) nelle reazioni del pubblico. Chi ci dice che la differenza nella reazione (anche ammettendo che abbia una validità generale) non sia dovuta ad una valutazione ad occhio dei rapporti di forza? Certo è vero che nella stragrande maggioranza delle coppie il maschio è più alto e pesante della donna (è semplice statistica, la statura media della donna è minore di una decina di centimetri rispetto a quella maschile), ma ai fini dell’indagine era opportuno annullare questa differenza in modo da non inquinare il risultato.

Fotogramma dal video

Indipendentemente dal sesso, chi dei due è avvantaggiato in caso di lotta?

Oppure, perché hanno scelto due dialoghi diversi per lui e per lei? Lui nella prima scena è evidentemente geloso (chiede più di una volta “Chi era quello?”), nella seconda scena invece lei si lamenta perché lui non la ascolta. Una terza persona, di norma, prima di intervenire a difesa di uno dei due litiganti cercherà di capire chi sia la vittima, in modo da non peggiorare le cose, perché quindi non usare lo stesso dialogo per entrambe le scene, in modo da evitare che uno dei due argomenti sia percepito come più abusivo dell’altro?

Questo è quanto si può notare ad una prima visione. Ordinariamente avrei semplicemente smesso di considerare il video per occuparmi di altre cose, ma siccome la persona che l’ha rilanciato su Facebook portandolo all’attenzione di tutti gli amici lo ha fatto con l’intento di sbeffeggiare il femminismo, preferisco spenderci un’altro po’ di tempo e andare a guardare qualche altro dettaglio. Tra parentesi, non c’è attualmente conflitto tra il femminismo e la violenza subita dagli uomini: non viene sminuito dal movimento femminista (si veda qui ad esempio, oppure qui, al quintultimo paragrafo, quando l’autrice immagina senza problemi che le vittime di stupro possano essere equamente ripartite fra uomini e donne).

Tornando al video, si nota che fa un pesante uso del montaggio. Di per sé non c’è niente di male, ma non sarebbe la prima volta che un regista usa il montaggio per strumentalizzare le immagini. E riguardandolo bene, ci si accorge che il montaggio non è molto onesto: si vuole far credere che siano state fatte due prove, la prima dove la donna è aggredita da un uomo, la seconda dove i ruoli sono invertiti. Ma le prove, con tutta probabilità, sono almeno tre. Infatti durante la prima scena si vede che le persone presenti nella piazza cambiano da una ripresa all’altra. Si può notare benissimo guardando le persone sedute sulla panchina in fondo. Certo in teoria è anche possibile che si tratti sempre della stessa scena, che nella realtà è andata avanti per svariati minuti, e che nel video è stata condensata dando l’impressione che i cambi siano troppo veloci (dopotutto è proprio ciò che avviene intorno a 00:25, quando il sole sembra comparire troppo velocemente), ma non mi sembra verosimile che la sceneggiata sia andata avanti così a lungo da permettere praticamente un “ricambio totale” degli spettatori.

Fotogramma estratto dal video

Notate le persone sedute sulla panchina…

Fotogramma estratto dal video

… degli spettatori precedenti non ne è rimasto nemmeno uno. Siamo sicuri che non si tratti di due tentativi diversi?

Ma non solo. C’è almeno una persona che è presente in entrambe le scene: la ragazza bionda con gli occhiali e i jeans seduta sulla cancellata si vede inquadrata sia quando è la donna ad essere aggredita sia quando è l’uomo. È evidente che questo inficia l’esperimento: in almeno una delle riprese quella ragazza sa già che si tratta di due attori, ovvero sa già che non è un vero abuso, e quindi è del tutto ovvio che non intervenga.

La ragazza è presente quando la donna viene difesa

La ragazza è presente quando la donna viene difesa

Ed assiste anche all'aggressione sull'uomo

Ed assiste anche all’aggressione sull’uomo

Questo ci spinge a chiederci che percentuale della folla sia effettivamente all’oscuro della candid camera. Magari è una piccola percentuale, ma se si unisce questo al già citato bystander effect non ci vuole molto a capire che questa candid camera non dimostra proprio nulla.

A questo punto è bene essere scettici anche su altri dettagli. Ad esempio i sorrisi degli spettatori: non avvengono mai nella stessa inquadratura in cui sono presenti gli attori, quando gli attori stanno effettivamente litigando di fronte alla telecamera non vediamo nessuno sorridere. Può darsi che in realtà quelle persone che sorridono in realtà stiano guardando qualcos’altro?

Può sembrare eccessivo dedicare un’intero articolo a smontare uno dei tanti video, neppure troppo famoso, che circola su internet. Ma, per come la vedo io, la tattica di sviare ogni discorso sulla misoginia è così sistematica che spendere un po’ di tempo per denunciarla è il minimo che si possa fare.

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2 Risposte to “Argomentare male una giusta causa”

  1. Vitaliano Says:

    Secondo me hai scritto un sacco di fregnacce. Lo scopo del video non è fornire un’evidenza sperimentale del fatto che la violenza sugli uomini non viene soccorsa. (A quanto ne sappiamo, tutti quelli che figurano nel video potrebbero anche essere anche tutti attori. Ma non è importante: NON si tratta di un esperimento e NON viene venduto come tale). Si è solo realizzato un video di impatto con lo scopo di sottolineare un aspetto già documentato dal dato scientifico (il famoso 40%). Un video pubblicitario. Il dato infatti già stabilito – e non dal video- sebbene, probabilmente, ignorato da molti.

    • Gwilbor Says:

      Premessa: “Hai scritto un sacco di fregnacce” non è il modo migliore di cominciare una discussione costruttiva. Io cerco di essere il più pacato e comprensivo possibile nei miei ragionamenti, mi aspetto lo stesso comportamento da chi mi risponde. Fine premessa.

      Venendo al sodo, ho già scritto di come la candid camera non sottolinei un dato di fatto. La candid camera è fatta per porre all’attenzione del pubblico le reazioni della gente, e se è di impatto, come tu giustamente fai notare, non è per il messaggio finale, ma proprio perché vorrebbe far intendere che ci sia una discriminazione al contrario. Questa non è solo una mia opinione, ma è quanto si può constatare facendo una ricerca su internet e notando che chi rilancia il video lo fa ponendo l’accento proprio su questa presunta discriminazione. Per esempio, l’Huffington post ha scritto un articolo intitolato “ManKind’s Domestic Violence Video Shows The Double Standards Between Male And Female Victims”. (link: http://www.huffingtonpost.co.uk/2014/05/27/mankind-men-domestic-violence-video-abuse_n_5396154.html). Se fosse vero quello che dici te, titoli di questo tipo non dovrebbero comparire. A titolo di esempio, ti posso dire che sono venuto a conoscenza di questo video perché un mio contatto Facebook lo ha condiviso, commentandolo con una frase del tipo “Tutti questi discorsi sul machismo mi fanno ridere”. Insomma c’è un sacco di persone che prendono la candid camera come un esperimento genuino, e rilancia il video non per solidarietà alle vittime indipendentemente dal sesso, ma allo scopo di sminuire il femminismo.


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