Ma papa Bergoglio è oscurantista?

Sta facendo scalpore un’omelia di papa Bergoglio, pronunciata il 14 novembre e riportata da varie testate.

L’omelia è, per così dire, inquietante in quanto il Papa sembra scoraggiare le persone a coltivare la curiosità, cosa abbastanza singolare perché è uno dei sintomi di una religione oscurantista, cioè di una religione che attraverso una retorica di attacco alle idee innovative e alla scoperta di nuovi fenomeni pone di fatto dei paletti alla conoscenza.

Personalmente, anche se non provo alcuna ammirazione per questo papa e per la chiesa cattolica in generale, non sono neanche d’accordo con chi salta alla conclusione che il papa è oscurantista e che la chiesa ha “finalmente” gettato la maschera, rivelando la sua natura malvagia.

Il motivo è che in questa omelia (o perlomeno nelle parti che sono state pubblicate) non c’è un ragionamento che sia uno. Difficile accusare qualcuno di appartenere ad una certa ideologia quando nelle sue parole non c’è una difesa esplicita di tale ideologia. Ci sono, è vero, delle frasi che hanno un sapore oscurantista, che cito qui estraendole dal resto:

Lo spirito di curiosità ci allontana dallo Spirito della sapienza, perché soltanto interessano i dettagli, le notizie, le piccole notizie di ogni giorno. O come si farà questo? E’ il come: è lo spirito del come! E lo spirito di curiosità non è un buono spirito: è lo spirito di dispersione, di allontanarsi da Dio, lo spirito di parlare troppo. E Gesù anche va a dirci una cosa interessante: questo spirito di curiosità, che è mondano, ci porta alla confusione”.

[…]

Così Santa Teresina – Santa Teresa di Gesù Bambino – diceva che lei doveva fermarsi sempre davanti allo spirito di curiosità. Quando parlava con un’altra suora e questa suora raccontava una storia, qualcosa della famiglia, della gente, alcune volte passava ad un altro argomento e lei aveva voglia di conoscere la fine di questa storia. Ma sentiva che quello non era lo spirito di Dio, perché era uno spirito di dispersione, di curiosità.

Insomma effettivamente il papa sembra connotare negativamente la curiosità rivolta verso ciò che non è religioso: i fatti secolari, materiali, tutto ciò che riguarda il “come” avvengono le cose. Il problema è che assieme a queste frasi, senza soluzione di continuità, Bergoglio inserisce altre affermazioni che sembrano invece riferirsi ad un problema diverso. Per esempio:

[Lo spirito di curiosità] E’ quando noi vogliamo impadronirci dei progetti di Dio, del futuro, delle cose; conoscere tutto, prendere in mano tutto… I farisei domandarono a Gesù: ‘Quando verrà il Regno di Dio?’. Curiosi! Volevano conoscere la data, il giorno…[…]

La curiosità – prosegue il Pontefice – ci spinge a voler sentire che il Signore è qua oppure è là; o ci fa dire: “Ma io conosco un veggente, una veggente, che riceve lettere della Madonna, messaggi dalla Madonna”.

Queste affermazioni, per quanto facciano parte dello stesso discorso delle precedenti, non mi sembrano oscurantiste. Non si parla della desiderio di conoscenza in generale, ma si sta prendendo parte in un dibattito storico tutto interno alla religione: la critica allo gnosticismo, cioè la critica all’idea che le persone abbiano una sorta di canale di comunicazione con la mente di dio, o meglio abbiano accesso alla conoscenza divina. È una critica che ha fatto sempre parte della dottrina della chiesa cattolica, e personalmente, anche se non sono religioso, mi sento di condividerla (o perlomeno di non vederci nulla di male) in quanto lo gnosticismo apre le porte alla credulità e ai ciarlatani dell’esoterismo (l’esempio del cristiano che si illude che la Madonna scrive lettere al veggente).

Tutto bene quindi? No, niente affatto. Come ho detto sono costantemente deluso dal comportamento di Papa Bergoglio (e della dottrina della chiesa in generale, ma non voglio allargare il discorso ora), e questa omelia non fa altro che confermare il mio giudizio negativo: ogni volta che Papa Bergoglio apre bocca dimostra una povertà e/o una disonestà intellettuale sconfortante.

Parole grosse? E come altrimenti si può descrivere una esposizione così incoerente, dove si mescolano due tesi diverse presentandole come se fossero l’una la continuazione dell’altra? Basta leggere attentamente questo paragrafo per vedere come manchi un filo logico, un qualcosa che permetta di avere un’idea chiara del messaggio:

E’ quando noi vogliamo impadronirci dei progetti di Dio, del futuro, delle cose; conoscere tutto, prendere in mano tutto… I farisei domandarono a Gesù: ‘Quando verrà il Regno di Dio?’. Curiosi! Volevano conoscere la data, il giorno… Lo spirito di curiosità ci allontana dallo Spirito della sapienza, perché soltanto interessano i dettagli, le notizie, le piccole notizie di ogni giorno. O come si farà questo? E’ il come: è lo spirito del come! E lo spirito di curiosità non è un buono spirito: è lo spirito di dispersione, di allontanarsi da Dio, lo spirito di parlare troppo.

I farisei insomma sbagliano perché lo spirito di curiosità li induce a interessarsi alla venuta del regno di dio, poi però Bergoglio ci spiega che tale spirito è sbagliato perché ci fa perdere tempo con “le piccole cose di ogni giorno”… PREGO??? La venuta del regno di Dio è una cosa banale e mondana??? Dove sarebbe il filo logico che collega l’esempio alla spiegazione di Bergoglio?

C’è insomma un primo problema: abbiamo una persona adulta e di grande prestigio (perlomeno per tante persone) che però non riesce a fare un ragionamento che fili di fronte ad un pubblico. Se siete studenti, provate a fare dei discorsi del genere in un tema di italiano e vi ritroverete il foglio cosparso di punti interrogativi rossi. Non c’è argomentazione, solo un cumulo di frasi che non sono coerenti l’una con l’altra, sono solo suggestioni ed esempi messi in sequenza. È un discorso vago come minimo, ma che non esito neanche a definire sciatto.

Il secondo problema è che proprio per la sua vaghezza e sciattezza questo discorso si presta perfettamente ad essere strumentalizzato. Ci si può leggere qualunque cosa, basta scegliere le frasi che ci fanno comodo. Infatti, per ritornare alla domanda iniziale, il Papa non sarà oscurantista (potrebbe esserlo, ma prima vorrei chiedergli di chiarire quello che ha scritto), ma sicuramente un gruppo di cristiani oscurantisti avrebbe gioco facile nel dire che il papa è dalla loro parte: gli basta citare le frasi che ho riportato per prime, quelle che contengono suggestioni oscurantiste, e lasciar perdere il resto.
Certi gruppi retrogradi esistono, basta pensare a Livio Fanzaga di Radio Maria e ad altri cattolici antiscientifici, quindi non si tratta di un rischio concreto, non puramente ipotetico.

A questo punto ci si potrebbe chiedere un’altra cosa: il papa l’ha fatto apposta? Ha inserito frasi oscurantiste in un suo discorso per dare una sponda d’appoggio ai gruppi più conservatori del cattolicesimo, conservando allo stesso tempo una “negabilità plausibile”, cioè la possibilità di negare tutto in un secondo momento usando la vaghezza e la mancanza di ragionamenti concreti come scudo dalle accuse di oscurantismo? Oppure si tratta, come ho detto, di un modo di ragionare sciatto, dietro al quale non c’è nessuna malizia? Non lo so, e siccome non mi piacciono i processi alle intenzioni evito di saltare alle conclusioni.

Charlie Chaplin era ateo! Ma anche no…

Sta girando, perlomeno su Facebook, una citazione dove Charlie Chaplin non lascia dubbi sul suo ateismo. Come troppo spesso accade, questi post non citano mai le fonti, e quindi un po’ di scetticismo è d’obbligo: forse è meglio evitare di divulgare ulteriormente il post, visto che non sarebbe la prima volta che si fabbricano citazioni ad hoc per arrualare persone influenti fra i propri ranghi (un caso esemplare è la citazione di Einstein sulle api, se non lo conoscete dategli un occhiata perché è estremamente istruttivo). Da un rapido controllo sull’ottimo sito www.celebatheist.com si può capire che con tutta probabilità si tratterebbe di un falso, già circolante da tempo. Si legge infatti (traduzione mia):

Di Chaplin è riportata la frase “Per una questione di buon senso, io non credo in Dio, in nessuno” nel libro Manual of a Perfect Atheist di Eduardo Del Rio Garcia. Questa sembrerebbe una esplicita professione di ateismo. Comunque, l’unica  occasione in cui compare la citazione è in quel libro ed è priva di fonti. Fintanto che non emergono nuove prove su questa citazione, essa deve essere considerata come non valida.

Prendendo in considerazione altre citazioni (documentate), CelebAtheist classifica Chaplin come un agnostico. Wikipedia include Chaplin nella categoria degli agnostici Inglesi, anche se non discute l’argomento nel suo articolo.

Il consiglio pertanto è di non divulgare ulteriormente il post con la citazione in quanto con tutta probabilità è apocrifa. Meglio limitarsi a citare atei celebri veri, che per fortuna non mancano, sia fra i contemporanei che fra i grandi del passato.

Addio, Christoper Hitchens

Oggi all’alba (la sera di giovedi in America) è stata data la notizia della morte di Christopher Hitchens.

Non è un fulmine a ciel sereno: Hitchens da anni era in cura per un tumore all’esofago, sul cui decorso nessuno non c’erano molti dubbi. Ciò nonostante, Hitchens è rimasto lucido e combattivo come sempre. Anzi, la malattia ha dato ancora pià forza alle sue parole.  Hitchens negli ultimi anni era diventato la testimonianza vivente di come si può vivere gli ultimi anni della propria vita felicemente e lucidamente, e se è vero che probabilmente avrebbe fatto volentieri a meno di questo ruolo, ciò nondimeno lo ha accettato fino in fondo: ha sempre parlato apertamente del suo stato di salute, ed ha sempre risposto direttamente, alle curiosità degli intervistatori che chiedevano se fosse fosse cambiato qualcosa, se si fosse ammorbidito, se era grato ai credenti che pregavano per la sua salute.
Questo è ciò che colpisce di più di lui oggi, ma sarebbe riduttivo considerare solamente gli anni da malato di Hitchens. Per tutta la sua vita è stato un giornalista ed un ateo militante. Estremamente prolifico, ha sempre saputo non solo argomentare a fondo le sue opinioni, ma anche esporle in ottima prosa. Quando si legge un saggio di Hitchens o si ascolta uno dei suoi tanti dibattiti, si è indecisi se lodare di più la profondità di ragionamento o l’abilità retorica.

Per onorarlo, ho deciso di pubblicare (tradotto) una delle sue lettere più belle. È stata scritta otto mesi fa, quando Hitchens dovette rinunciare a partecipare al convegno degli Atei Americani a causa di un attacco di afonia. Nonostante quello che si potrebbe pensare, non fu uno dei suoi ultimi scritti: nonostante la chemioteriapia ne limitasse la capacità di muoversi e di esprimersi, in questi mesi Hitchens ha continuato a scrivere, e solo due mesi ha fatto il suo ultimo discorso in pubblico. Nonostante le guance scavate e qualche occasionale colpo di tosse, Hitchens è stato memorabile anche in quell’occasione, non solo pronunciando un discorso che non ha deluso le aspettative, ma dopo la cerimonia si è reso protagonista di un commovente incontro con una bambina di 8 anni che poco prima aveva preso la parola per chiedergli, con quella ingenua ma onesta ed innocenza di cui solo i bambini sono capaci, “quali libri dovrei leggere?”. Oggi, non posso evitare di pensare che nessuno scrittore avrebbe saputo trovare una migliore uscita di scena per un personaggio come Hitchens.

Ma sto divagando. Come ho detto, questa lettera non fu uno dei suoi ultimi scritti, ma ciò nonostante è praticamente impossibile non interpretarla come il suo testamento spirituale. Mi scuso se la traduzione non è all’altezza dell’autore, io non sono un professionista, mentre Hitchens era un maestro della penna. Spero solo che nonostante i miei errori, il pensiero di Hitchens passi sostanzialmente inalterato. (Originale qui)

Cari compagni non credenti,

Niente avrebbe potuto trattenermi dall’unirmi a voi eccetto la perdita della mia voce (per lo meno la mia voce parlante), che è momentaneamente occupata con un lungo dibattito che sto attualmente tenendo con lo spettro della morte. Nessuno vince mai il dibattito, però ci sono dei validi argomenti da fare mentre la discussione va avanti. Ho scoperto, via via che il nemico mi diventa più familiare, che tutte le suppliche per la salvezza, la redenzione ed il soprannaturale mi appaiono ancora più vuote ed artificiose di prima. Spero di continuare a sostenere e trasmettere queste lezioni ancora per diversi anni, ma intanto trovo che la mia fiducia sia meglio riposta in due cose: le abilità ed i principi della scienza medica avanzata, ed il cameratismo di innumerevoli amici e della famiglia, ognuno di loro immune alle false consolazioni della religione. Sono queste forze assieme ad altre che affretteranno il giorno in cui l’umanità si emanciperà dalle manette forgiate dalla mente della servilità e della superstizione. È la nostra innata solidarietà, e non un qualche despota del cielo, la fonte della nostra moralità e del nostro senso di civiltà.

Tale essenziale senso di civiltà è oltraggiato ogni giorno. Il nostro nemico teocratico è davanti a noi. Proteiforme, si estende dalla manifesta minaccia dei mullah dotati di armi nucleari alle insidiose campagne per far insegnare ridicole pseudoscienze nelle scuole americane. Ma in anni recenti, ci sono stati segni incoraggianti di una genuina e spontanea resistenza a queste meschine assurdità: una resistenza che ripudia il diritto dei bulli e dei tiranni di pronunciare l’assurda affermazione di avere dio dalla propria parte. Avere avuto una piccola parte in questa resistenza è stato il più grande onore di tutta la mia vita: lo schema e l’origine di ogni dittatura è la resa della ragione all’assolutismo, e l’abbandono dell’indagine critica ed obiettiva. Il nome comune di questa illusione letale è religione, e dobbiamo imparare nuovi modi per combatterla nella sfera pubblica, proprio come abbiamo imparato a liberare noi stessi nel privato.

Le nostre armi sono la mente ironica contro quella letterale: la mente aperta contro quella credula; la ricerca coraggiosa della verità contro le forze terribili ed abiette che metteno limiti all’indagine (e che affermano stupidamente che abbiamo già tutta la verita di cui abbiamo bisogno). Forse soprattutto, noi affermiamo la vita al di sopra dei culti di morte e dei sacrifici umani e siamo spaventati non da una morte inevitabile, ma piuttosto da una vita umana che viene storpiata e distorta dal bisogno patetico di offrire adulazioni sciocche, o dalla squallida credenza che le leggi della natura rispondano alle lamentazioni ed agli incantesimi.

Come eredi di una rivoluzione laica, gli atei americani hanno una speciale responsabilità nel difendere e sostenere la Costituzione che sorveglia il confine fra Chiesa e Stato. Anche questo è un onore ed un privilegio. Credetemi quando dico che sono con voi, anche se non fisicamente (e solo metaforicamente in spirito…) Siate decisi nella costruzione del muro di separazione di Thomas Jefferson. E non abbiate fede.

Con sincerità
Christopher Hitchens

Addio, Hitch.

Hitchens: Non solo dio non esiste, ma è meglio così

Traduzione mia dall’inglese:

Io non credo che sia salutare per la gente pensare che ci sia una autorità permanente, inalterabile ed irremovibile al di sopra di essa.

Non mi piace l’idea di un padre che non se ne va mai via, e neanche a voi se ci pensate. Non direte ai vostri figli: “Non vi preoccupate, io non morirò mai; voi non vedrete mai il mio funerale, io sarò al vostro! Sarò al funerale dei vostri nipoti, non testimonierete mai la mia fine.” Questo non è davvero un genitore amorevole. È l’idea di un re che non può essere deposto. È un’idea molto anti-americana, oltre che un’idea molto anti-democratica. È l’idea di un giudice che non concede un avvocato, o una giuria, o un appello. Questo è un richiamo all’assolutismo. È la parte di noi stessi che non è così buona, che vuole sicurezza, che vuole certezza, che vuole essere accudita.

Per centinaia e centinaia di anni la lotta umana per la libertà è stata contro il peggior tipo di dittatura: contro la teocrazia, che dichiara di avere dio dalla propria parte; contro il diritto divino dei re; contro quel sistema monarchico che la rivoluzione americana, col suo umanismo laico, ha combattuto. Io credo che alla tentazione totalitaria bisogna resistere, e credo che questo tema ne costituisca uno dei punti originali e fondamentali.

Così quello a cui vi sto invitando è di emanciparvi dall’idea che voi, egoisticamente, siate i veri destinatari delle meraviglie del cosmo: perché questa non è per niente un’idea modesta, bensì molto arrogante, e non ci sono prove a supporto. Fareste meglio ad emanciparvi e a fare un vero studio della genetica, della biologia e della cosmologia. E poi, ancora, una seconda emancipazione, a pensare a voi stessi come liberi cittadini che non sono asserviti ad una qualsiasi autorità soprannaturale ed eterna; che, come troverete sempre, viene interpretata per voi da altri mammiferi che dichiarano di avere accesso a questa autorità, e che dà loro uno speciale potere su di voi.

Non lasciate che le vostre vite vengano dirette così.

Christopher Hitchens, dibattito con William Dembski, novembre 2010 (visibile su Youtube)

Letture per il fine settimana, 15 ottobre

Su noiseFromAmerika, si dimostra come il centrosinistra, nonostante non abbia le idee molto chiare in economia, riesce a fare meglio del centrodestra.

Phastidio analizza le proposte degli indignati in materia economica. Non ne esce un bel quadro. Dopotutto, cosa ci si può aspettare da chi spaccia il default argentino per un modello da seguire?

Passando dall’economia alla religione, segnalo la nascita dell’iniziativa The Clergy Project, che si propone di aiutare tutti quei membri del clero che non credono più alla loro stessa religione, e che per questo motivo finiscono per sentirsi intrappolati e a vivere una doppia vita. Il progetto è presente anche su facebook, per ricevere commenti e supporto da chiunque.

Avete mai visto la Terra respirare? Questo video, mettendo insieme i dati dell’anidride carbonica degli ultimi quaranta anni, ve ne dà la possibilità. Due cose saltano all’occhio: il già citato “respiro” annuale della terra (in estate l’anidride carbonica diminuisce, d’inverno aumenta), e, cosa più importante, l’aumento costante dell’anidride carbonica a causa della combustione di carbone e petrolio. Se queste cose vi incuriosiscono e volete saperne di più, vi consiglio di iscrivervi a SkepticalScience.

Citazione lunga ma notevole

– Ascolta… il fatto è questo: quando uno muore la gente dice: «Beh, ha avuto un’intera vita e quando è arrivata la sua ora se n’è andato in pace.» Oppure dice: «Povero ragazzo… aveva appena cominciato a vivere.» Ma il fatto è che la morte non è un caso. Non è una cosa che prima o poi capita all’uomo in un particolare giorno della sua vita. Capita all’uomo nella sua totalità… al ragazzo che era, al giovanotto che era… alle sue gioie, ai suoi dolori, ai momenti di grandi risate, ai momenti di sorriso. Che arrivi presto o tardi, come può l’uomo morente sentire se ha vissuto abbastanza o no la sua vita? Chi la valuta? Chi può decidere, quando muore, che quella è l’ora? Il corpo soltanto raggiunge un punto in cui non può più muoversi. La mente, anche la mente senile, annebbiata dalle opprimenti cellule cerebrali del suo corpo, razionale o irrazionale che sia, ristretta o di larghe vedute, non si arresta mai; indipendentemente da qualsiasi cosa, finché passa un filo di elettricità da una cellula a un’altra, la mente seguita a funzionare, a muoversi. Come può una mente qualsiasi dire a sé stessa: «Bene, questa vita ha raggiunto la sua fine logica,» e chiudersi? Chi può dire: «Io ho visto abbastanza»? Persino il suicida deve farsi saltare le cervella, perché, distruggendo la parte fisica, sfugge a ciò che alberga nella sua mente e non gli dà requie.

«La mente, Elizabeth… l’intelligenza; la capacità di guardare l’Universo; di badare dove cade il piede, che cosa tocca la mano… come può impedirsi di andare avanti, sempre avanti, assimilando ciò che percepisce attorno?»

Protese il braccio, disegnando un ampio arco rigido ad abbracciare la spiaggia e l’oceano. – Guarda questo! Per tutta la vita lo avrai! E anch’io. Anch’io. Nei nostri ultimi istanti di vita, saremo ancora in grado di ricordarlo, di essere ancora qui. Lo avremo in noi, negli anni avvenire e a migliaia di chilometri da qui. Tempo, spazio, entropia, nessun attributo dell’Universo può privarci di questo, a meno di ucciderci, di stritolarci.

«Il fatto è che l’universo sta morendo! Le stelle bruciano la loro sostanza. I pianeti ruotano più lentamente sul loro asse. Stanno cadendo verso i loro soli. Le particelle atomiche che lo formano rallentano la loro orbita. Il processo, nell’arco di innumerevoli miliardi di anni, avviene lentamente, frammento per frammento. Tutto si esaurisce. Un giorno si fermerà. Una cosa soltanto, nell’universo intero, si amplia, si arricchisce; e si sforza di salire in alto. L’intelligenza, le vite umane… noi siamo le sole cose esistenti che non obbediscono alla legge universale.

«L’Universo uccide i nostri corpi; li tira giù con la gravità, li tira e li tira finché i nostri cuori si stancano di pompare sangue contrastati da quella forza, finché le pareti delle nostre cellule vengono demolite dal loro stesso peso ed i tessuti si allentano, e le ossa si indeboliscono e si curvano. I polmoni si stancano di spingere aria dentro e fuori. Le vene e i capillari si rompono per lo sforzo. Dal giorno in cui siamo concepiti, l’Universo erode e smozzica i nostri corpi, pezzetto per pezzetto, finché il danno sarà irreparabile. E a quel modo, in ultima analisi, ci uccide il cervello.

«Ma la mente

«Ecco l’elemento prezioso; il fenomeno che non ha rapporto col tempo e lo spazio, se non per usarli, per descrivere a sé stesso la vita vissuta dal corpo nell’universo fisico.

Algis Budrys, Luna maledetta (Rogue Moon), traduzione di Alda Carrer

Perché ho riportato questo brano da un vecchio racconto di fantascienza, sconosciuto ai più? Beh, non l’ho fatto per il suo valore estetico (anche se come monologo non è niente male). Il motivo è un’altro, ma per spiegare il perché devo prenderla un po’ larga. (Se odiate i post lunghi ed arzigogolati, potete smettere di leggere qui).

Ogni tanto mi capita di notare quanto spesso persone diverse valutano in modo completamente diverso una stessa teoria, in particolare sul senso della vita (anche se la stessa cosa capita in altri ambiti, come la politica, per esempio). Quello che spaventa l’uno, diventa del tutto accettabile (se non addirittura invitante) per l’altro.

Per una persona come me questa riflessione in realtà è pane quotidiano. Sono cresciuto in una famiglia cattolica, in una società prevalentemente cattolica, frequentando (come tutti i miei amici) un catechismo cattolico fin dalla più tenera età. E, a chiunque me lo avesse chiesto, fino all’età di 16 – 18 anni non avrei esitato a definirmi un cattolico. Ciò nonostante, mentre ottenevo la maggiore età cambiai idea su diverse cose, e capii che in realtà non ero più un cattolico né tanto meno un generico “credente”, ma un agnostico. Nel decennio successivo, la mia opinione ha continuato a mutare nel tempo, senza grosse rivoluzioni di fondo ma comunque sfumando progressivamente verso uno scetticismo ancora più spinto, al punto che adesso, a 30 anni, trovo che “ateo” sia una descrizione migliore della mia posizione in materia di religione.

Una delle conseguenze dell’essere ateo, è appunto quella che ho accennato in precedenza: rendersi conto che tante persone non solo non la pensano come me (cosa questa nell’ordine naturale delle cose, è del tutto comune per chiunque), ma che addirittura percepiscono come orribile quella che invece per me è una visione del mondo del tutto appagante, quasi stimolante.

Spesso infatti, la cosa che stupisce di più un credente non è tanto la possibilità che dio non esista, perché ormai qualunque persona educata ammette tranquillamente che non solo non ci sono prove dell’esistenza di dio, ma che tutto l’universo sembra funzionare come se dio non esistesse. Ciò che il credente di solito non riesce ad accettare è ben altro: che si possa dare senso alla propria vita senza credere ad un dio.

Se il dibattito prende questa piega, l’ateo può sudare sette camice nello spiegare che non c’è bisogno di cercare il senso della vita al di fuori di essa, che tutto ciò di cui abbiamo bisogno per andare avanti è sempre con noi, che la vita ha valore di per sé; il credente non ci troverà niente di bello o rassicurante in tutto questo. La sua idea è che se dio non esiste, allora necessariamente la vita diventa solo uno dei tanti fenomeni senza senso che osserviamo l’universo. Ergo la vita non ha scopo. E chi può vivere felicemente pensando che la propria vita non ha scopo?

La cosa, devo ammettere, è frustrante. Lo è per me, e penso lo sia in generale per tutti i non credenti che si trovano a dover giustificare il proprio pensiero di fronte agli altri. Non ci troverei niente di curioso se qualcuno, per rifiutare le mie teoria rispondesse “Ciò che dici è falso, non corrisponde alla realtà, le cose sono diverse da come le descrivi”; ma qui invece la risposta negativa è formulata su una base completamente diversa, in pratica il credente risponde: “ciò che dici è vero, ma ciò nonostante non posso accettarlo“.

Ed ecco che finalmente ci avviciniamo alla domanda di partenza. Perché io invece posso accettarlo? Dove sta la differenza fra me ed il mio interlocutore? Da dove nasce? Dopotutto io non sono nato ateo, lo sono diventato solo dopo una certa età, dopo un’intera giovinezza passata in full immersion nella religione. Forse ci sono delle differenze innate fra me e lui? Oppure, il nostro sfondo culturale, sebbene sembri lo stesso, in realtà è leggermente diverso? Forse io ho avuto delle esperienze quand’ero giovane, quando ancora il mio cervello era ancora malleabile e privo di preconcetti, che mi hanno spinto in una certa direzione?

In questi giorni insomma mi ero messo a pensare alla mia infanzia ed adolescenza, sforzandomi in particolare di ricordare se ci fosse stato un “primo contatto” quando ero molto giovane, qualcosa che potrebbe avermi influenzato, o perlomeno messo alla prova il mio bisogno di un senso nella vita. E mi sono ricordato di quel monologo con cui ho aperto il post, che il protagonista di Luna maledetta pronuncia poco prima che la storia arrivi alla fine.

Il fatto è che questo brano, che lessi quando ero adolescente (mio padre era un’appassionato di fantascienza, e fin da bambino io e mio fratello avevamo “libero accesso” alla sua collezione di libri), mi fece pensare. Il protagonista giunge alla conclusione che la nostra mente è qualcosa di meraviglioso ed unico nell’universo, ed il modo a cui perviene a questa tesi è completamente alieno a qualsiasi filosofia religiosa: la mente è meravigliosa ed unica perché siamo noi, esseri viventi, che la rendiamo tale; solo noi, in tutto l’universo, abbiamo la qualità di andare contro l’entropia dell’universo, di creare ordine dal caos.

Ovviamente la mia prosa non è eccezionale, Budrys esprime lo stesso concetto con parole più efficaci, ma… non è esaltante questo pensiero? Il testo non lo dice esplicitamente, ma è facile ricavare che, se le cose stanno così, allora noi esseri senzienti abbiamo una missione. Non è una missione che ci è assegnata da un entità esterna, ma è la conseguenza necessaria del fatto di essere vivi: la vita auto-giustifica la propria esistenza. Non solo noi esistiamo perché esistiamo. Siamo vivi perché siamo stati programmati per perpetuare la vita. Sembra troppo poco come scopo? Ma quando leggiamo la frase:

Una cosa soltanto, nell’universo intero, si amplia, si arricchisce; e si sforza di salire in alto. L’intelligenza, le vite umane… noi siamo le sole cose esistenti che non obbediscono alla legge universale.

…come si fa a non sentirsi parte di uno scopo più grande di noi, quando giungiamo a questa conclusione? La vita ci impone un imperativo,  Essa persiste ad esibire questo comportamento, e noi continuiamo a far parte di essa. E questo aldilà di cosa possiamo pensare noi singoli uomini,  aldilà di quanto possiamo sentirci vuoti ed inutili.

Purtroppo non ricordo cosa pensai di preciso quando lo lessi la prima volta, e non solo, andandolo a rileggere ora, mi sono stupito di non trovarci le stesse parole che mi sembrava di ricordare ci dovessero essere. Probabilmente col tempo, altre letture ed esperienze si sono fuse insieme falsando in parte il ricordo.  È probabile che non mi convinse fin dall’inizio. Però evidentemente lo trovai interessante, quantomeno degno di attenzione, tant’è vero che a distanza di svariati anni da quando lo lessi, ero ancora capace di ricordarne il concetto di fondo.

Associato a quella lettura c’è un altro ricordo della mia adolescenza. Ricordo che durante una chiaccherata in famiglia sulla sopravvivenza dell’anima dopo la morte, mi ricordai di quel romanzo, e così provai a proporre, in modo abbastanza ingenuo (ero un ragazzino, dopotutto) ai miei genitori l’idea che potrebbe non esistere nessun dio e nessuna immortalità dell’anima, e che il senso della vita, appunto, potesse essere quello semplicemente di perpetuare sé stessa. Ricordo bene la risposta di mia madre, perché fu lapidaria: “Sarebbe terribile. Tanto varrebbe suicidarsi!”.

Ero un credente allora, e quindi ero del tutto convinto (e d’accordo con mia madre) sul fatto che in realtà non c’erano dubbi che valesse la pena vivere. Ma, tutto sommato, quella risposta, benché a quel tempo non sapessi come contestarla, mi sembrava insufficiente. Già allora mi sembrava ci fosse qualcosa di riduttivo e limitante in quella concezione della vita. Anche se quella volta lasciai cadere l’argomento, in fondo mi rimase il dubbio che mia madre si sbagliasse.

Questo è quanto mi ricordo.

Cosa concludere da questo tuffo nel passato? Beh, è troppo poco per stabilire cosa in particolare mi ha spinto verso l’ateismo, probabilmente è vero che sono stato “fortunato” ad imbattermi in un certo modo di vedere le cose quando ancora ero molto giovane. Ma è anche possibile che in realtà il “germe” dell’ateismo fosse innato in me, e che se ho trovato invitanti certe teorie fin da giovane, è appunto perché la mia mente era predisposta per apprezzarle.

In ogni caso, mi è piaciuto ripercorrere questi ricordi, ed anche scriverli, così da essere un po’ più consapevole della strada che mi ha portato ad essere quello che sono.

Wikiriforma costituzionale

Piccolo e veloce post per mettere per iscritto un’idea che mi ronza per la testa da un po’ di tempo a questa parte. L’idea ha lo scopo di rendere lo stato italiano completamente laico, togliendo dalla costituzione le ultime vestigia dello stato confessionale. Tanto per rendere la cosa un po’ più simpatica, le modifiche sono illustrate come nell’editor di Wikipedia.

Versione corrente Il tuo testo
===== Art. 7 =====
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
===== Art. 8 ===== ===== Art. 8 =====
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge. + Tutte le confessioni religiose sono eguali davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano. + Le confessioni religiose hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze. I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Se lo schema non fosse molto chiaro, confermo che l’articolo 7 è soppresso del tutto.